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UN LABRADOR PROTAGONISTA DI UNA BELLA STORIA
Gentili Autori e Collaboratori, mi chiamo Andrea, ho 26 anni, e ho da poco conosciuto il vostro sito e vi faccio innanzi tutto i miei più sentiti complimenti. Vorrei raccontarvi la mia storia, perché spero che possa confortare quanti hanno con sé un labrador e lo ritengono, a torto, un "terremoto" o un vero peso per le proprie vite.
Un anno fa mi è nata una grande passione per i labrador e, dopo aver acquistato un libro sull'argomento e aver discusso con la mia famiglia (promettendo che mi sarei occupato al 100% del cane), ho cercato un allevamento in Piemonte e ho preso contatti con l'allevatore. Questi ci ha voluto conoscere di persona, ci ha posto una serie di domande mirate e, insomma, ha voluto assicurarsi che la nuova famiglia del suo cucciolo sarebbe stata adatta a lui/lei. Il 12 maggio 2001 vado dunque a prendere la cucciolina di Labrador giallo, che ha due mesi: dire "un amore" è veramente poco, perché tutti credo riconoscono al cucciolo di labrador il merito di rappresentare l'essenza stessa di tenerezza e dolcezza. I primi 40-50 giorni di convivenza sono stati impegnativi: Kay doveva abituarsi a fare i bisognini sul giornale, doveva abituarsi alle voci e alla presenza di tutti noi, doveva capire quale ruolo assegnare a ciascuno, compresa se stessa; doveva capire come mai ogni tanto alzavo la voce e le dicevo seccamente "No!", e come mai invece altre volte la chiamavo e le davo un premio... Con coerenza e costanza, giorno dopo giorno lei non solo si è abituata, ma ha cominciato a ripagare ogni mio sforzo con immensa gratitudine: scodinzola, si siede davanti a me in attesa del premio, si accoccola tra le mie gambe per appisolarsi, si prende le mie ciabatte per portarsele nel suo cuscino, si stende sui miei piedi sotto il tavolo mentre si mangia...
Cominciano le prime uscite: Kay impara subito a sporcare fuori casa, e da allora (adesso ha più di 10 mesi) non ha mai più fatto un bisognino in casa; tollera bene il guinzaglio, perché ho cominciato in anticipo, in casa, con "prove" di 5-10 secondi e premi; non tira molto e mi sta vicino, perché le prime volte tenevo in mano un premietto; comincio a lasciarla un po' libera, giusto 10-20 metri per volta, e il massimo che si concede è una corsa sfrenata in senso circolare intorno a me, e dopo riceve il suo contentino; allora prolungo la sua libertà, visto che se la merita, e mi ricompensa portandomi bastoni che io prontamente le lancio, lodandola e premiandola quando, anziché andarsene con la "preda" in bocca, me la porta lasciandomela ai piedi. Arriviamo così all'intera passeggiata: è talmente intelligente che, se incontriamo un bivio, e lei è un po' lontana da me, io le dico "Di qua!", e lei cambia direzione... se incontriamo altri cani lei si ferma, e quando io le dico "dài" corre verso il suo amichetto e comincia a giocare, in quel modo grossolano che è così tenero... Non posso dire di avere un cane: è lei che mi "ha", perché ha conquistato tutto il mio affetto; è stata dura, soprattutto all'inizio, e soprattutto perché lei è il mio primo cane. Ma ogni sguardo che mi concede, ogni coccola che mi fa, ogni volta che si siede perché glielo dico,  insomma, ogni momento che vive con me, per me è il più bel momento della mia giornata. E in 10 mesi di convivenza le giornate sono state tante.
Con un grande BAU, vi saluto e vi ringrazio se vorrete leggere la mia lettera.
andrea&kay
WAGGINGWEB RISPONDE
Cari Andrea e Kay, grazie a voi per la lettera e complimenti per il bellissimo rapporto che state costruendo insieme. Abbiamo poco da aggiungere alla tua storia, se non due piccoli consigli a chi ci legge. Il primo è di insegnare al cucciolo a seguirvi libero prima dei 10 mesi. Un cucciolo è più dipendente, meno sicuro e anche… meno veloce! Questo rende più facile insegnargli a fare attenzione al compagno umano durante le passeggiate. Se si aspetta troppo, il rischio è di ritrovarsi con un cane ormai più sicuro e indipendente, che non ha potuto imparare a seguirci in libertà. Io di solito porto il cucciolo a spasso libero nel bosco già a due mesi, in un luogo privo di pericoli. Cammino senza parlare, e faccio le coccole e do un bocconcino al cucciolo ogni volta che mi viene vicino. Il cucciolo impara in fretta a non perdermi di vista! Il secondo consiglio è di usare meno possibile il NO con un cucciolo, questo per non spegnere la sua curiosità, l’impulso naturale a sperimentare, e la sua fiducia nell’uomo. In alternativa è possibile distrarlo con un suono (io uso il richiamo che di solito funziona con i gatti), e rinforzarlo non appena interrompe il comportamento sgradito (oltre a evitare che possa sbagliare, ad esempio togliendo dalla sua portata per un po’ gli oggetti fragili e “vietati”). Complimenti ancora, e grazie per la bella storia!