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Lo psicologo dei gatti

I gatti soffrono. La vita in casa gli allunga la vita, gli garantisce cure e cibo in abbondanza.
Allo stesso tempo però provoca nevrosi, stress, ansia, che si manifestano
con comportamenti a volte difficili da affrontare.
Il gatto ha bisogno dello psicologo?
Scoprite con noi chi è e come opera un veterinario
esperto in problemi di comportamento del gatto.


All’estero la figura dell’esperto di comportamento, una persona in grado di curare non il fisico ma la mente dei nostri amici, è ben conosciuta da molti anni. Anche in Italia si comincia a parlare di terapia comportamentale.
Rimane però un’ultima frontiera da conquistare: il gatto. Anche chi convive con un micio può avere delle difficoltà, a volte anche serie. Rispetto al cane, il felino di casa è più difficile da capire e da gestire. Richiede una buona conoscenza del suo comportamento, della sua capacità di adattarsi a noi e al nostro stile di vita.

Ecco allora come nasce la figura dell’esperto di psicologia felina, nelle parole della Dottoressa Maria Cristina Osella.


Secondo i recenti studi sul rapporto uomo/gatto, è risultato che i gatti che vivono in casa sono spesso stressati. Avere una vita più sicura però non dovrebbe renderli più felici e rilassati?
I gatti che vivono esclusivamente in casa, e cioè la maggior parte della popolazione felina delle grandi città, hanno sicuramente una vita più lunga; sono infatti protetti dalle malattie infettive che gli animali si trasmettono uno con l’altro e da pericoli vari, quali gli incidenti automobilistici o gli avvelenamenti, spesso non così involontari. Non sempre questi gatti, sicuramente più longevi, sono anche i più “felici”. Alcuni soggetti in particolare non sopportano assolutamente di vivere “reclusi” e proprio per questo motivo diventano ansiosi e stressati.
 
Quali sono i comportamenti che ci permettono di capire se il gatto è felice o se è stressato?
Un gatto in armonia con l’ambiente in cui vive è un animale che si nutre con regolarità, utilizza senza problemi la sua cassettina igienica, gioca con i giocattoli e con i diversi componenti del nucleo famigliare, senza essere magari un gran giocherellone, e accetta di trascorrere alcune ore in solitudine. Un gatto “stressato” può presentare segni tipicamente clinici, come inappetenza, eccessiva voracità (bulimia), vomito, diarrea etc. oppure può manifestare delle alterazioni comportamentali; in tal caso possono essere comportamenti perfettamente normali che sono però esibiti con una frequenza, una durata o un’intensità anomali (ad esempio un gatto che trascorre ore ed ore a leccarsi il pelo, addirittura strappandolo) oppure vere e proprie “stramberie” alle quali gli studiosi cercano di dare una spiegazione, come far pipì sui piedi del proprietario o miagolare ad immagini inesistenti.

Cosa si può fare per migliorare la vita del gatto di casa?
Innanzitutto è importante capire ed accettare la personalità del proprio gatto; ad esempio alcuni mici non sopportano assolutamente di essere presi in braccio, e se ciò si verifica soffiano e si divincolano come belve inferocite, mentre se li accarezziamo quando si avvicinano a noi senza costringerli in nessun modo iniziano a fare le fusa e sono gli esseri più adorabili del mondo! Secondariamente, si deve sfatare il mito per cui il gatto desidera stare da solo; alcuni gatti amano meno il contatto fisico, ma sicuramente gradiscono la nostra presenza; quindi, i proprietari devono programmare i propri impegni in modo da poter trascorrere un po’ di tempo con i loro piccoli amici. Infine, non si deve dimenticare che anche per il nostro gatto, per quanto sia vitale e in forma, gli anni passano, determinando dei cambiamenti comportamentali legati semplicemente all’età, che devono essere correttamente interpretati dagli umani.

Se si hanno dei problemi di convivenza con il micio, a chi ci si può rivolgere?
Finalmente anche in Italia inizia a comparire la figura del “comportamentalista” e cioè di una persona che ha una formazione specifica nel settore ed ha la competenza professionale per affrontare e risolvere le alterazioni del comportamento dei gatti. Se il comportamentalista non è un veterinario, il veterinario di base deve comunque visitare il gatto per escludere eventuali cause organiche alla base del cambiamento comportamentale.

Quali sono i problemi di comportamento che lei ha trattato con maggiore frequenza?
A cosa erano dovuti?

I problemi più frequentemente segnalati sono i disturbi eliminatori di vario genere (urinazione e/o defecazione al di fuori della cassettina igienica), le reazioni aggressive verso le persone (proprietari o estranei) e i conflitti gerarchici tra gatti che vivono nella stessa casa. Purtroppo è ancora altissima la percentuale di persone che non sanno che si può intervenire nelle alterazioni comportamentali.
 
Come si svolge una seduta dallo "psicologo" del gatto? E come viene "curato" il micio?
Si effettua un colloquio con i proprietari del gatto, nello studio professionale o a domicilio. Alle persone sono rivolte alcune domande di ordine generale, del tipo a che età è stato preso, com’era il suo carattere da piccolo, se è capriccioso nel cibo, affiancate da quesiti più specifici relativamente al tipo di problema presentato dal micio (ad esempio se è un gatto che fa pipì in casa, dove la fa, quando la fa, cosa fa il proprietario quando lo coglie sul fatto, e così via) al fine di formulare una diagnosi corretta.
La terapia include dei consigli a livello ambientale (ad esempio cambiare il tipo di cassetta igienica, spostarla in un’altra stanza etc.), un intervento comportamentale sull’animale (ad esempio dando un premio al gatto che si comporta bene) e alcuni suggerimenti per migliorare l’interazione uomo-gatto. In alcuni casi è necessario somministrare dei farmaci al gatto; si tratta di prodotti che non stordiscono il gatto né lo fanno semplicemente dormire, ma servono ad aiutarlo a rilassarsi un pochino e a ritrovare il suo equilibrio in famiglia.

Quanto può costare una visita?
Non esistono tariffari in merito ed il mio consiglio è di chiedere sempre un preventivo della spesa fin dal primo colloquio. Scherzosamente, io personalmente rispondo a chi mi chiede, giustamente, il prezzo della prima visita, che equivale ad un taglio di capelli e relativa piega dal parrucchiere sottocasa!

Quanto può durare la terapia?
La terapia può essere lunga, se intesa nel senso di intervento ambientale o comportamentale sull’animale, così come se si parla di terapia farmacologica, che addirittura in casi piuttosto rari deve proseguire per mesi. Riguardo al numero di sedute, in molti casi il primo appuntamento risolve la maggior parte dei problemi ed i clienti sono poi seguiti telefonicamente.

A chi è possibile chiedere informazioni per contattare un esperto in terapia comportamentale del gatto?
Occorre rivolgersi alle Associazioni feline, alle Associazioni veterinarie, agli Allevatori, ai veterinari stessi, anche se ribadisco che in Italia si tratta ancora di una novità e spesso si coglie di sorpresa la persona a cui si rivolge tale richiesta. L’invito è di non sentirsi assolutamente “pazzi” nel chiedere un’informazione del genere, che è perfettamente legittima.


Quali sono, in dieci punti (o quanti te ne servono), i suoi consigli per far vivere bene un gatto?
Il decalogo della buona convivenza con il proprio gatto potrebbe essere:
1. Prendere un piccolo, di razza o no, di circa due mesi, che abbia convissuto possibilmente con altri gatti, soprattutto adulti.
2. Se si tratta di un orfanello, prevenire i futuri problemi fin dai primi mesi di vita rivolgendosi ad un esperto del settore (sono i soggetti più a rischio per la manifestazione dei disturbi comportamentali)
3. Capire la personalità del proprio gatto e amarlo così com’è
4. Non affiancargli a tutti i costi un altro gatto; alcuni gatti desiderano restare “figli unici”!
5. Rispettare la sua esigenza di privacy
6. Non lasciarlo troppo solo
7. Pulire regolarmente la cassetta igienica
8. Non introdurre bruscamente cambiamenti in famiglia: i gatti sono estremamente abitudinari
9. Non consentire per nessuna ragione graffi e morsi durante il gioco
10. Dedicargli un po’ di tempo ogni giorno, giocando con lui e coccolandolo e, soprattutto, viziandolo almeno un pò