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IL GATTO COMUNE

Troppo indipendenti, riservati e forse troppo belli per essere "migliorati", i gatti hanno mantenuto per secoli un generico aspetto... da gatto.
Solo negli ultimi decenni l’uomo ha iniziato a selezionare razze pregiate.

Il gatto comune rimane però il più diffuso nel mondo, e mantiene intatto tutto il fascino felino!

L’ORIGINE DEL GATTO
Il gatto comune è il diretto discendente dei primi mici addomesticati. Altro che pedigree: il suo albero genealogico affonda le proprie radici nella storia dell’uomo!
Secondo recenti studi, discende da Felis silvestris, il gatto selvatico. Questo felino tigrato, timido e schivo, vive ancora in natura, in un vastissimo areale, che si estende dalla Scozia all'Africa, fino all'Asia.

Tra le diverse sottospecie di Felis silvestris conosciute, il più probabile candidato sarebbe il gatto selvatico africano, Felis silvestris lybica. Le prime testimonianze certe di gatti ammansiti e addomesticati risalgono infatti all'Antico Egitto, nell'area di distribuzione di questa sottospecie, che è anche la più mansueta e la meno diffidente, più adattabile quindi a vivere a contatto degli insediamenti umani.


Le prime prove certe di una convivenza pacifica tra uomini e gatti risalgono all'Antico Egitto

LA DOMESTICAZIONE
Il gatto cominciò a vivere con l’uomo in Egitto, circa 6000 anni fa. Resti di piccoli felini sono stati trovati anche in siti più antichi, a partire da 9.000 anni fa, in Mesopotamia, in Anatolia sud occidentale e Giordania. Non è possibile però capire se si trattava di animali domestici o piuttosto degli avanzi di un pasto a base di felino o di una battuta di caccia per la morbida pelliccia.

. Il gatto viene rappresentato in incisioni e pitture dal terzo millennio prima di Cristo. In una tomba della quinta dinastia (circa 2.600 a.C.) è raffigurato il primo gatto domestico certo: indossa un collare. Dal 1600 a.C., il gatto compare in numerose raffigurazioni, sculture, dipinti, geroglifici, che dimostrano la sua crescente diffusione nella cultura e nelle case egiziane.

Quando i piccoli felini vennero addomesticati, la dea dalla testa di leone Bastet venne rappresentata come un piccolo gatto o come una donna dalla testa di gatto. Il culto della dea e del piccolo felino crebbe quando Bubastis, città dedicata a Bastet, divenne capitale del regno.

Erodoto visitò il tempio di Bastet nel quinto secolo a.C., descrivendo come centinaia di migliaia di gatti venissero mummificati e sacrificati alla dea, e la città fosse luogo di grandi pellegrinaggi. Queste piccole mummie vennero scoperte dagli archeologi britannici, e usate come fertilizzante!

ALLA CONQUISTA DEL MONDO
Forse avete letto che il cane venne addomesticato per fare la guardia e andare a caccia, e il gatto per sterminare i topi dei ricchi granai egiziani. Il gatto però era piuttosto considerato un prezioso animale da affezione e una figura simbolica e religiosa.
Il ruolo di cacciatore di roditori gli venne riconosciuto solo molti secoli dopo. Questo compito era infatti riservato a furetti, manguste e donnole. L’utilità del gatto era sottovalutata ancora al tempo delle crociate, quando l'Europa venne invasa dal ratto nero, terribile portatore della peste. Il valore dei gatti era però ben noto sulle navi, che venivano regolarmente infestate dai topi, mettendo a rischio il successo di una spedizione commerciale o militare; il gatto era quindi una presenza costante sui velieri. Ed è proprio solcando le vie di mare che il piccolo felino si diffuse in tutto il mondo conosciuto. E’ così che il piccolo felino del deserto cominciò ad essere raffigurato con una lisca di pesce in bocca!

Dai porti del Mediterraneo, il micio conquista l’Europa seguendo le legioni e i coloni romani. Compare nel lontano oriente verso il 200 a.C. e dall'India raggiunge prima la Cina, quindi il Giappone. Dal decimo secolo d.C. il gatto ha conquistato ormai la maggior parte dell'Europa e dell'Asia. Nel XV e XVI secolo, grazie ai grandi viaggi alla scoperta del mondo, il gatto approda nel Nuovo Mondo, in Australia e Nuova Zelanda.

DAL GATTO COMUNE SONO NATE LE RAZZE
Più per l'isolamento geografico che per l'intervento diretto dell'uomo, nei secoli passati si sono formate delle varietà locali. Piccole popolazioni con un aspetto più massiccio o più snello, dal pelo di un colore insolito, più corto o più folto. Questi gatti, resi preziosi dalla loro rarità e bellezza, vennero diffusi dai mercanti nel Vecchio e nel Nuovo continente, soprattutto attraverso le vie di mare.

Erano pregiati soprattutto i felini che si distinguevano per il mantello sontuoso, dal colore o dal disegno particolare: i gatti dal pelo lungo della Turchia, conosciuti come Angora e diventati quindi Persiani; i gatti blu della Russia, conosciuti dal Medioevo come Certosini; i rari gatti bianchi, sempre dalla Turchia, e i misteriosi gatti dalle punte colorate, i Siamesi.

Anche strane caratteristiche fisiche incuriosivano e attiravano l’attenzione degli appassionati: le orecchie piegate dello Scottisch Fold o la coda corta del Bobtail giapponese. Solo dalla fine del 1800 però l’uomo interviene in modo diretto nella vita del gatto di strada, fissando con cura le caratteristiche gradite attraverso accoppiamenti selezionati.

I gatti di razza nascono dai gatti comuni proprio per la selezione dell’uomo. La creazione delle razze è avvenuta accentuando gradatamente certe caratteristiche, che rendono l’animale più spettacolare, oppure fissando le mutazioni comparse casualmente nella popolazione.

GATTI DI STRADA, MAESTRI DI VITA FELINA

Forse vi sembrerà incredibile, ma fino a 15 anni fa del gatto si sapeva ben poco. C’era chi scriveva pagine di letteratura, chi ammirava il gatto di casa. Gli scienziati studiavano la fisiologia e la mente del gatto in laboratorio. Del micio reale, non si conosceva quasi niente. Per conoscere il gatto, gli etologi hanno dovuto uscire dai laboratori di ricerca, e passare ore a osservare i gatti di strada. Altro che scoprire i leoni della savana: l’ultima frontiera è studiare i piccoli mici domestici che vivono nelle colonie di campagna e di città. Solo qui i gatti possono dimostrare cosa significa essere un piccolo felino nato da milioni di anni di vita solitaria, e da qualche migliaio di anni di convivenza con l’uomo.

Cosa sappiamo oggi? I felini, i cugini selvatici del gatto, sono animali solitari. Unica eccezione il leone, che vive in gruppi stabili di femmine imparentate. Anche il gatto ha dimostrato di saper vivere in compagnia, tanto che gli etologi lo hanno definito “il leone cittadino”. Per andare d’accordo però, i gatti devono essere liberi di andare e venire, quando e come gli pare. Come scriveva Rudyard Kipling: “Sono sempre il gatto che va in giro da solo, e per il quale tutti i luoghi sono uguali”.
Una convivenza forzata con altri mici è fonte di stress. Se è libero preferisce stare con altre femmine, tutte discendenti da una fondatrice, e con i loro giovani figli (proprio come i leoni). Per evitare incontri sgraditi, marcano il territorio, e tengono alla larga gli estranei.

Tra i gatti di una stessa colonia non c’è però solo tolleranza: possono dimostrarsi amicizia, leccandosi il pelo, strusciandosi e persino allattando i figli di una compagna. Leccarsi e strusciarsi è anche un modo per avere tutti lo stesso odore: è la “divisa” olfattiva del clan.