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IL NORVEGESE:
STORIA E LEGGENDA.
LO STANDARD.
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Norvegese black smoke con bianco
"Trondelag's Falstaff" di Maffi e Lazzerini.
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LA LEGGENDA
Narra unantica leggenda Vichinga che tanto, tanto tempo fa, in un lontano paese del Nord, viveva una bellissima dea un po' ribelle, un po' sbarazzina. Freya trascorreva il suo tempo in compagnia di alcuni gatti di colore bianco, dallaspetto maestoso e con il mantello fitto, lungo e soffice al tatto, che la deliziavano nelle sue tristi giornate facendole tante tante fusa.
Freya era la dea della fertilità e dellamore; si divertiva molto ad andare in giro sopra ad un carro trainato da una muta di questi fantastici e maestosi gatti simili nellaspetto ai moderni norvegesi della Foresta.
Un'altra leggenda racconta che Thor, il possente dio della folgore, si rivelò incapace di sollevare da terra un gatto di questa razza, talmente era pesante.
Le origini di questi magnifici felini si perdono dunque nella notte dei tempi, evocando epoche lontane nonché il leggendario popolo dei Vichinghi.
Pare infatti, che i progenitori dei nostri maestosi gattoni fossero impiegati dai Vichinghi nei lunghi viaggi sui mari per tenere sgombro dai topi le stive delle navi e divenne in poco tempo anche il gatto domestico delle loro case.
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DidasNorvegese brown tabby blotched
"Trondelag's Frida" di Maffi e Lazzerini.
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LA STORIA
Le grandi foreste della penisola scandinava, dove per sei mesi lanno la temperatura scende a 20 gradi sotto lo zero, sono state lo scenario in cui si è formato lo Skogkatt che nella lingua dorigine significa gatto dei boschi.
La prima notizia storica sul gatto Norvegese delle Foreste è datata 1599, quando un sacerdote naturalista norvegese di nome Clauson Friis, descrisse e classificò un felino del tutto simile ad una lince per i ciuffi di pelo sulle orecchie e per labbondante pelliccia, amante dellacqua e cacciatore di pesci.
Poi silenzio sino al 1835, quando due scrittori Norvegesi Asbjörnsen e Moe creano un protagonista felino dalla coda lunga e folta per le loro favole popolari.
Nel 1912 Gabriel Scott scrisse un libro per bambini il cui protagonista è un gatto Norvegese delle Foreste di none Silverfacks.
Verso gli anni 30 alcuni allevatori Scandinavi sinteressarono attivamente a questo felino autoctono. Iniziarono così un allevamento con lobiettivo di salvaguardare loriginalità della specie, selezionando i soggetti per la loro morfologia e la folta pelliccia, cercando di preservarlo da accoppiamenti con gatti a pelo corto.
Come molte altre razze anche il Norvegese conobbe un momento di declino durante la Seconda Guerra mondiale per poi ripartire di nuovo negli anni cinquanta.
Tuttavia solo verso gli anni 70, con lincombente pericolo destinzione (tra le cause, lestensione delle città e la diffusione di gatti a pelo coro), furono messi a punto dei programmi di allevamento.
I primi rappresentanti di questaffascinante razza comparvero in esposizione nel 1969.
Dovremo però aspettare il 1973, quando H. Nordane ed E. Runas della Federazione Felina Norvegese iniziarono il primo serio programma di selezione ed allevamento.
Nel 1974 viene registrata al libro origine norvegese la prima coppia di nome Pippa e Truls che dà vita ai primi cuccioli.
Nel 1975 venne fondato il Norsk Skogkattring Club che decretò a questa meravigliosa razza un successo inaspettato.
Due anni più tardi, nel 1977, il riconoscimento ufficiale da parte della Federazione Internazionale (F.I.Fe), gli assicurò la consacrazione nel mondo felino.
Nel 1984 allevatori americani aderenti alla T.I.C.A. (The International Cat Association) stabilirono lo standard della razza.
Nel 1987 anche il C.F.A. (Cat Fanciers Association) registrò il suo primo Norvegese e sei anni più tardi la razza venne riconosciuta ufficialmente e lo standard definito.
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Norvegese black silver tabby,
all. Vestfjorden di Margherita Apolonio.
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LO STANDARD: F.I.A.F.(Federazione Italiana Associazioni Feline)
Ogni associazione / federazione ha un suo standard, però più o meno sono tutti simili.
Testa: triangolare. Lattacco del lato esterno delle orecchie forma con la punta del mento un triangolo equilatero. Il profilo è dritto dalla cima della fronte alla punta del naso. Fronte del cranio piatta. Mento forte.
Orecchie: medio-grandi, lunghe, aperte alla base, con punte arrotondate, con bordi esterni che continuano la linea triangolare della testa, inclinate in avanti. Ciuffi di peli devono fuoriuscire dalle orecchie.
Occhi: a mandorla, moderatamente grandi. Piazzati in maniera lievemente obliqua, inclinati verso la base esterna dellorecchio. Colore: ogni tonalità di verde e/o oro, non in relazione col colore del mantello; nella varietà bianca sono accettati occhi blu e impari.
Corpo: robusto, con petto pieno, ma non grasso, grande nei maschi, considerevolmente meno nelle femmine. Ossatura pesante, muscolatura robusta con buon tono muscolare. Il dorso viene mantenuto orizzontalmente nellandatura.
Coda: lunga almeno quanto la distanza dalla sua base alla spalla, ampia alla base, si assottiglia gradualmente fino alla punta. Pelo pieno.
Zampe: medio-lunghe, in proporzione al corpo. Zampe posteriori più alte di quelle anteriori. Ossatura pesante, muscolatura molto robusta, anche nella parte inferiore.
Piedi: grandi e tondi, con buona lunghezza del pelo interdigitale.
Pelo: semilungo ma non uniformemente: più corto sulle spalle, diventa gradualmente più lungo giù per i fianchi. Gorgera che si estende da dietro il collo al davanti. Tessitura ruvida; pelo doppio, con sottopelo pesante e lanoso coperto da peli di guardia lunghi e resistenti allacqua. Il pelo è più corto nella stagione calda, e la gorgiera manca.
Colori ammessi: tutti i colori della categoria tradizionale. Sono ammesse macchie bianche in tutte le varietà di colore.
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