cd retriever

IL CACCIATORE


Un gatto allo stato libero caccia 10-11 ore ogni giorno. Un orario di lavoro bestiale, se non fosse che anche un gatto nutrito dall’uomo può dedicarvi, se solo ne ha occasione, fino a 6 ore il giorno.

Eppure la sua tecnica di caccia è particolarmente efficiente, facendogli mettere a segno circa un terzo dei balzi sulla preda.

Abituato a prede piccole, il gatto si accontenta perfino di una cavalletta o di una farfalla, che ghermisce al volo, come fa con gli uccellini.

UNA SCHIAPPA ?

Provate voi a prendere una lepre con le mani. Un leone, se caccia da solo, ottiene un successo su sei. È vero che il gatto non può aspirare a prede grosse come quelle del leone, nemmeno in proporzione. La sua specialità, com’è noto, sono i topi. Li individua all’udito; pare addirittura che possa distinguere il suono del topo da quello del toporagno, cibo non gradito.

Appena sente un rumore promettente si ferma, per localizzare meglio la fonte (ha più di 20 muscoli per il puntamento delle pinne auricolari). Individuata la preda, se necessario si avvicina gattonando lentamente, poi si acquatta e aspetta che si muova, prima di scattare per balzarle addosso e stordirla.

È cosa fatta? Per nulla, il difficile comincia ora.


Il balzo sulla preda è effettuato a pie’ fermo: il gatto si ritira arcuando il dorso, poi punta le zampe posteriori e, come una molla, “vola” atterrando sulla preda.

Il topo si difende, letteralmente con le unghie e con i denti e, nel suo piccolo, può fare male. Perciò il gatto, prima di avvicinare la preda al muso, lascia andare la presa e comincia a “giocarci”.

Talvolta le permette di allontanarsi a sufficienza per ripetere un balzo di stordimento, un’operazione forse ad alto rischio di rimetterci il pasto ma a basso rischio di riportare lesioni.

In generale fa il tipico gioco di palleggio, probabilmente sia per sfiancare la preda sia per cercare una presa salda e sicura. Se la trova, il gioco cambia: trattiene il malcapitato con i denti e lo colpisce con le zampe anteriori poi, trovata la giusta posizione, anche con quelle posteriori.

A questo punto si spera che la preda sia tramortita, e così deve pensarla anche il gatto: dopo aver fatto lo sportivo e il giocherellone, ecco venir fuori il killer professionista che infligge un solo colpo, mortale. Infila i canini, fra le vertebre del topo e fa leva fino a che non gli spezza il midollo.

Piccola storia della caccia al topo

Cani e gatti sono sempre considerati dall'uomo animali di grande utilita'. Il ruolo tradizionale del gatto e' quello di cacciare topi, dai granai degli antichi Egizi alle cantine delle moderne abitazioni. Per molti secoli al gatto non venne pero' riconosciuto questo compito. Era adorato come divinità sulle sponde del Nilo, esportato clandestinamente in Grecia come prezioso animale da compagnia. Era utilizzato anche come animale da pelliccia, raro e costoso fino al Medioevo. Per la caccia ai topi e ai cosidetti animali nocivi venivano utilizzate donnole e faine, piccoli e terribili predatori della famiglia dei mustelidi. Il suo valore come cacciatore di topi non venne riconosciuto neppure al tempo delle crociate, quando l'Europa fu invasa dal ratto nero, portatore della peste.

Il compito di sterminatore di roditori era però ben noto sulle navi, di continuo infestate dai topi che mettevano a rischio il successo delle spedizioni commerciali e militari; il gatto era quindi una presenza costante sui velieri. Sembra fosse regola comune imbarcare una coppia di gatti su ogni imbarcazione. Proprio la sua presenza sulle navi contribuì alla sua diffusione in tutti i porti del mondo. Il connubio tra gatti e mare è ben rappresentato nella classica immagine del gatto che rosicchia una lisca di pesce. Davvero curioso se pensiamo che i gatti sono in origine animali di deserto!


Durante la fase del gioco a “gatto e topo”, il gatto cerca di esporre solo le zampe anteriori ai temibili morsi di topo.


I gatti potevano costituire un buon deterrente per i topi, e per i più piccoli e meno aggressivi ratti neri. Ben pochi però erano in grado di affrontare i ratti grigi, che invasero l'Europa, la Gran Bretagna e quindi l'America nel XVII secolo. Grandi, aggressivi e perfettamente a proprio agio vicino all'uomo, i ratti grigi (o surmolotti ) non hanno alcun timore del gatto.

Per affrontarli fu necessario ricorrere al cane, utilizzando razze da caccia in tana o selezionando razze proprio per questo compito: i Terrier e i Pincher. Cani di piccola taglia, agili, veloci e aggressivi. Nel 1800 venivano persino organizzate gare di caccia al ratto, utilizzando gli antenati dei moderni Terrier di tipo Bull.

Oggi come in passato il gatto è prima di tutto un bellissimo amico di famiglia, che può però svolgere l'antico compito di "topicida". Per essere sicuri dell'abilità del micio di casa dovreste però sceglierlo tra i colorati e rustici gattini di campagna: un pedigree non è una garanzia di abilità come lo è crescere con una mamma cacciatrice!