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UTILITA’ E DIFESA: per sport, per rapporto

Pastore Tedesco, Dobermann, Rottweiler, Cane Corso, Boxer... sono tutti cani considerati “da difesa”. Quali sono le caratteristiche tipiche e necessarie, che cos’è la difesa, e come impostare un corretto rapporto con questi cani?


Molti anni fa i campi di addestramento erano frequentati dai proprietari di cani da difesa: Pastore Tedesco, Dobermann, Rottweiler, Schnauzer, Pastore Belga, Boxer... Oggi le stesse razze rappresentano solo una piccola parte dei cani impegnati nell’addestramento, relegate nei campi in cui si preparano i cani ai brevetti di lavoro o alle prove sportive di IPO.
Il mondo cambia, e l’apertura a nuove discipline come l’Agility e l’Obedience non può che fare del bene ai cani e alla nostra cultura cinofila, ma è pur vero che la tradizione legata alla diffusione e all’addestramento di questi cani si sta via via perdendo.

16/17 Febbraio: stage di Ivan Farinazzo
http://www.gentleteam.it/
La conoscenza dei cani di utilità e difesa deriva dall’aver vissuto, addestrato e preparato cani di queste razze, ma non basta.

Serve una passione profonda per il programma sportivo di difesa, e la capacità di osservare il cane, e non solo inseguire un risultato.
E ancora non basta.

La nostra filosofia di vita e di relazione con il cane si basa sulla comunicazione e il rinforzo positivo, e questo è anche il nostro punto di partenza nella preparazione dei cani, senza deroghe.

Per questi motivi abbiamo chiesto a Ivan Farinazzo, figurante e addestratore Enci con cui collaboriamo da due anni, di organizzare due giorni di stage dedicati a queste razze e al programma che oggi meglio rappresenta la loro selezione.

Storie e culture cinofile differenti
Confrontando le rispettive esperienze con esperti di altri Paesi, mi sono resa conto che in Italia, e più in generale nell’Europa continentale (Italia, Francia, Spagna, Germania, Belgio, Olanda), siamo abituati a confrontarci con cani mediamente più impegnativi rispetto ai paesi scandinavi e anglosassoni.
Quello che per noi è un cane “normale” per loro rientra già nella casistica dei cani problematici. In Gran Bretagna ho assistito alla valutazione di una femmina di Pastore Tedesco in un canile, una cagna sopravvissuta a abusi e malgrado ciò ben disposta verso l’uomo, meno con gli altri cani. Una cagna con impulso alla guardia, e la tendenza a legarsi a una o poche persone.
Quella cagna è stata reputata a rischio, e destinata a eutanasia. In Italia, quella femmina corrisponde a un soggetto normalmente equilibrato... La nostra cultura ci permette di relazionarci con cani dal fisico atletico, il carattere forte, ma anche nel nostro Paese questo patrimonio culturale e di razze si sta drammaticamente assottigliando.

L’Utilità e Difesa non è più di moda?
Il nostro è un Paese dominato dai contrasti. Si sente ripetere alla nausea che “i cani non sono mai cattivi, sono i proprietari che li fanno diventare cattivi”, ma se provate a passeggiare in centro con un cane di taglia medio/grande, dai muscoli in vista, vi guardano come se foste un potenziale criminale.
Avere un cane “da difesa” significa essere persone psicolabili, insicure, o piuttosto dei bulli in cerca di affermazione attraverso la violenza? Addestrare questi cani significa farne delle armi? Le razze considerate “da utilità e difesa” sono state selezionate per servire l’uomo nelle condizioni estreme della guerra, erano cani usati come staffette, per la ricerca dei feriti, per individuare la presenza di nemici, e in tempi più recenti la presenza di mine, armi, sostanze stupefacenti, individui sospetti... Erano richiesti grande coraggio, addestrabilità, resistenza fisica e mentale allo stress, durezza unita a duttilità.
I metodi usati nell’addestramento erano non solo severi, ma decisamente brutali. Questo patrimonio ci ha lasciato in dote dei cani che almeno in parte mantengono queste doti, tutelate anche attraverso la selezione delle attitudini in prove di lavoro. Il programma che ne seleziona le caratteristiche desiderate e tipiche è l’IPO: prova internazionale di lavoro. Sono previste tre fasi, oggi altamente impegnative per cane e conduttore: fiuto su pista, obbedienza e difesa.

Vivere con un cane da difesa
Vivere con un cane da difesa, uno dei cani che ho elencato in precedenza, significa prima di tutto capire che la sua storia non inizia dal momento in cui lo adottiamo. Sono razze selezionate per compiti estremamente impegnativi, per essere addestrati e guidati da una persona che rappresenta un riferimento coerente e costante nella loro vita. Sono cani le cui attitudini dovrebbero essere mantenute attraverso una attenta selezione, ma anche capite e gestite.
L’addestramento non ha lo scopo di rendere il cane pericolosamente aggressivo, ma al contrario di far emergere le doti del cane costruendo allo stesso tempo un corretto rapporto con il proprietario/conduttore. Il cane deve potersi esprimere, ma la sua energia e la sua forza devono essere canalizzate attraverso il rapporto e la gestione del proprietario.
Molti dei problemi dichiarati dai proprietari derivano infatti dalla difficoltà nel riconoscere per tempo le caratteristiche del proprio cane, e dalla mancanza di esperienza nel gestire la sua forza fisica e caratteriale. Purtroppo esiste ancora l’idea che un cane forte debba essere “sottomesso”, e che siano ammessi se non proprio necessari metodi duri e brutali. Niente di più falso. Riuscire a gestire questi cani dipende da quanto siete credibili, e non lo sarete di sicuro se siete costretti a ricorrere alla forza o a strumenti che causano dolore. Il rispetto si guadagna, non si impone (Sartre scriveva “Niente è peggio del rispetto basato sulla paura”).