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MICIO, MICIO, MICIO….

L’educazione del gatto al richiamo




Il gatto di campagna viene chiamato solo al momento dei pasti. Può bastare il rumore di un mestolo sul pentolone, o gridare “Micio, micio, micio!”.

Il gatto di casa viene chiamato più spesso, ma non per questo impara a venire al comando. Questo esercizio prevede infatti che il gatto arrivi ogni volta che viene chiamato, che riconosca e capisca un comando.

Il proprietario di un cane urla senza risultato il nome del proprio beniamino ai giardinetti? Chi ha un gatto se la ride sotto i baffi! Il micio dorme beato sul sofà, pronto ad accorrere al rumore dello sportello del frigo che si apre. Dal gatto di casa, nessuno pretende di più. L’obbedienza non è certo una virtù felina.


Eppure… Se non proprio dai proprietari di cani, almeno dalle feste natalizie dovrebbero giungere spunti interessanti. E’ d’obbligo la serata dedicata al circo, dal vivo o in tv. Una delle principali attrazioni sono proprio tigri e leoni che saltano cerchi infuocati, si sdraiano a terra e si alzano sulle zampe posteriori. Tutto questo a comando.

Tigri e leoni abbiamo detto: cosa è mai il gatto di casa, se non una tigre da salotto, un leone cittadino?

I GATTI IMPARANO

I gatti possono imparare. Sono meno dotati dei cani, ma non certo meno di tigri e leoni. Non dovete domarlo però! Dovete convincerlo. Non è difficile: basta tanta pazienza, un po’ di organizzazione e una scorta di bocconcini. Tutto qui. La pazienza è un ingrediente fondamentale, perché non dovete mai cercare di costringere il micio a obbedirvi. Non potete usare un collare e un guinzaglio per tenervelo vicino.

Ricordate le belle parole di Rudyard Kipling? “Sono il gatto che va in giro da solo, e per me tutti i luoghi sono uguali”. Il micio deve essere sempre libero di scegliere se fare quello che gli chiedete, o se andarsene. L’organizzazione è soprattutto mentale: cercate di capire fin dall’inizio cosa volete ottenere. E di immaginare in che modo raggiungere il vostro obbiettivo.

Non improvvisate: oltre a perdere tempo rischiate di confondere l’animale. I bocconcini sono invece l’arma segreta: vi permettono di modificare il comportamento del gatto in modo gentile, facile e divertente.

MICIO, MICIO MICIO: DIMMI COME CHIAMI IL GATTO….



Il cibo è dunque un’ottima merce di scambio quando volete insegnare al gatto un esercizio sulla base di una semplice strategia: fare qualcosa per ottenere qualcos’altro in cambio.

Mia madre radunava i gatti di casa per il pasto della sera chiamandoli “Miiiiicimiao!”. Per anni ho pensato che fosse il modo normale per chiamare i gatti. Non serviva tutta la parola: era la i ripetuta (e urlata) a catturare l’attenzione dei gatti sparsi nei dintorni. Questo grido inoltre veniva usato solo per il cibo. Funzionava benissimo, roba da fare morire di invidia qualunque proprietario di cane ai giardinetti… Con qualche accorgimento questo sistema può garantire un richiamo perfetto anche in casa.

Il trucco è davvero semplice. Tenete in tasca qualche bocconcino. Prima dell’ora della pappa, quando già il gatto si aggira per casa con aria affamata, chiamatelo: “Micio, vieni”. Se si avvicina, premiatelo con un bocconcino. Se non si avvicina, provate a richiamare la sua attenzione battendo con una mano su un tavolo. Quando vi guarda, ripetete il comando “Micio, vieni”. Appena arriva, premiatelo.

Per migliorare il richiamo potete premiarlo con un boccone anche se si avvicina senza essere chiamato. Se volete però che impari il comando, dovete seguire l’ordine giusto: comando – il gatto si avvicina – premio. Ripetete. In poche sessioni il gatto comincerà ad associare il comando vieni a una deliziosa ricompensa.



Il gatto impara molto in fretta a riconoscere il rumore dell’apriscatole, dello sportello del frigorifero o della scatola di biscotti. La fame è infatti una motivazione molto forte, legata alla sopravvivenza.

Approfondimento

Animali come i gatti, gli uccelli, i delfini, non possono essere educati e addestrati con la manipolazione fisica. Non si possono usare il collare dei cani, la cavezza dei cavalli, o altri accessori per costringerli a obbedire.

L’unico strumento veramente utile è conoscere e capire i “meccanismi di apprendimento”. Si tratta dei diversi modi in cui un animale impara a preferire un certo comportamento e ad associarlo a un comando.

Per rendere gradevole un certo comportamento si usa il cibo come ricompensa. Quando l’animale ha imparato a eseguire un certo comportamento per ottenere il boccone, si introduce il comando scelto.