cd retriever


I METODI COERCITIVI NELL' ADDESTRAMENTO


Chi conosce, anche in modo superficiale, l'Agility, non troverà certo difficile comprendere il rifiuto di qualunque forma di coercizione, dato che questa disciplina sportiva si basa sulla canalizzazione e la coordinazione della motivazione del cane al gioco, la corsa e la competizione/collaborazione con il conduttore. Non è possibile costringere un cane a correre più forte, tutto qui. Il punto, uno dei punti, da considerare è proprio questo: l'evoluzione di un sistema di addestramento, piuttosto di un altro, dipende sostanzialmente dalla possibilità di ottenere dei risultati, anzi, di ottenere i migliori risultati. Così, anche nei campi di "lavoro" (prove di difesa, obbedienza) sono diffusi ormai da anni i sistemi di addestramento non coercitivo, sia perché è mutata la sensibilità e la cultura cinofila, sia, semplicemente, perché queste tecniche permettono di ottenere risultati comparabili, se non migliori rispetto all'evoluzione del programma. Le diverse finalità di queste discipline, e le differenze oggettive nelle condizioni di addestramento, oltre all'eredità del passato, scritta nei cromosomi di alcuni conduttori e addestratori, fanno sì che sopravvivano diffusamente metodi e strumenti coercitivi. Questo articolo non vuole essere tanto una requisitoria, perché ognuno è in grado esprimere un giudizio secondo la propria personale sensibilità, quanto un tentativo di capire quali sono i meccanismi, le cause e le conseguenze che sottintendono l'uso di metodi coercitivi, ovvero come è perché questi sistemi esistono, e perché a volte funzionano, a volte no.

Metodi coercitivi
Quando si può parlare di metodi coercitivi? Dato che ogni cane ha un temperamento* ed esperienze differenti, e reagisce quindi diversamente nelle situazioni di addestramento, e variano inoltre il rapporto con il conduttore, il carattere del conduttore e le condizioni esterne, piuttosto di individuare un limite generico, valido per tutti i cani in tutte le situazioni, è preferibile fissare un limite oggettivo, che possiamo definire "soglia di stress". In altre parole, un sistema diventa coercitivo quando agisce al di sopra della soglia di stress del cane. Questo limite è significativo anche a livello biologico, in quanto in queste condizioni i meccanismi di apprendimento del cane variano in modo considerevole, come ben spiega Joseph LeDoux in: "The emotional brain: the mysterious underpinnings of emotional life." (Simon & Shuster 1999).

La paura
Quando si sente attaccato, la reazione naturale di un animale è la paura. Questa emozione è parte di un sistema di difesa che aiuta gli animali a affrontare i pericoli, incluse le minacce da altri individui della stessa o di differenti specie, ed è stata parte dell'equipaggiamento della maggior parte degli animali dall'apparizione evolutiva dei rettili. In termini evolutivi un animale nato senza l'emozione della paura avrebbe minori probabilità di sopravvivere. Nell'uomo, la paura mantiene un valore adattativo, anche se qualche volta sembriamo pagare un prezzo elevato proprio per il nostro potenziale di timidezza, perdita di auto-stima, e disordini ansiosi disabilitanti. Anche nel cane domestico l'emotività è molto ridotta rispetto all'antenato selvatico, ma è comunque presente, con una soglia di reazione differente nelle diverse razze e a livello individuale. Quando un animale è spaventato, esibisce cambiamenti caratteristici che includono il rimanere immobile (freezing), l'aumento della pressione, l'aumento dei battiti cardiaci, il rilascio di ormoni dello stress nel circolo sanguigno. Quando la paura è appresa, è il contesto della situazione pericolosa che viene memorizzato. Un esempio: qualcuno ci corre incontro lungo una strada e ci colpisce. La prossima volta che vedremo qualcuno correrci incontro, la risposta di paura probabilmente verrà innescata nuovamente, questa volta anticipando l'evento. La risposta di paura è stata appresa attraverso un processo detto condizionamento classico, mediato dall'amigdala. L'approccio sperimentale di LeDoux ha infatti dimostrato che le emozioni possono esprimersi senza il processo cognitivo della corteccia. Secondo le scoperte di LeDoux, proprio l'amigdala, una piccola area nascosta dentro la regione temporale del cervello, è il cuore del sistema emozionale.

L'importanza della paura
Perchè questa risposta è così importante? I predatori sono attenti a ogni movimento visuale, e al più piccolo rumore. Rimanere immobili ha quindi, nella media, dato alle potenziali prede una migliore possibilità di non essere scoperte, e quindi sopravvivere (possiamo considerare "preda" anche l'individuo attaccato da un conspecifico, in questo caso l'immobilità o la fuga permettono di acquietare ed evitare l'aggressione). Anche se il predatore scopre l'animale impaurito, l'aumento dei battiti cardiaci e i cambiamenti ormonali hanno predisposto il suo corpo alla fuga, o a una disperata difesa contro l'attaccante. Gli animali hanno anche beneficiato dall'evitare qualunque cosa che rientra in un contesto anche solo vagamente simile ai pericoli che hanno incontrato precedentemente. Dato che la categorizzazione dei contesti che provocano risposte di paura è vaga, gli errori sono comuni. Ma il prezzo di fare degli errori è più piccolo in termini evolutivi comparato con le conseguenze mortali dovute a una mancata reazione.

La paura appresa
Come funziona il sistema difensivo? Come spiega LeDoux, l'apprendimento della paura è basato su un sistema differente da quello dell'imparare a riconoscere persone, oggetti e situazioni. L'apprendimento della paura è implicito. E dipende dall'amigdala. Ma essere in grado di riconoscere consciamente cosa causa la paura dipende dall'appendimento esplicito, che ha bisogno dell'azione delle regioni dell'ippocampo e dei lobi temporali del cervello. In altre parole quando siamo spaventati proviamo paura in modo implicito, e sappiamo esplicitamente cosa l'ha causata. Ma la risposta di paura può essere appresa anche senza coscienza: possiamo sentirci spaventati senza sapere da cosa.

Paura e addestramento
Conoscere le risposte in condizioni di stress ci permette di capire e spiegare il diverso funzionamento dei meccanismi di apprendimento per coercizione dal condizionamento tramite rinforzo. Nel primo caso, come abbiamo visto, la paura scatena nell'animale una condizione emotiva e fisiologica particolare, che lo predispone a reagire e ad apprendere rapidamente e in modo indelebile. Questo meccanismo, riferito ai termini dell'addestramento, permette quindi di ottenere rapidamente le risposte desiderate, a fronte di un apprendimento per motivazione che può richiedere tempi molto superiori, e risposte inizialmente meno precise nella quantità e nella qualità dell'esecuzione. L'apprendimento per coercizione, che sfrutta i meccanismi fisiologici della paura e dello stress, è possibile però solo in determinate condizioni, tra le quali:
L'intensità dell’intervento deve essere sufficiente da impressionare il cane, ma non tale da scatenare una reazione fobica. Ogni cane ha una soglia di reazione differente, e solo le persone più sensibili sono in grado di agire sempre entro i limiti individuali. Se il limite viene superato, diventa difficile, a volte impossibile, controllare le reazioni nervose dell'animale, che spesso tenderà a generalizzare lo stato di ansia a situazioni differenti. Gli stati di paura anticipatoria (ansietà) sono facili da acquisire, e una volta che le loro circuiti mentali sono stabiliti, sono difficili o impossibili da cancellare.
L'animale deve essere mantenuto in condizioni tali da non avere alternative all'esecuzione dell'esercizio richiesto. Dato che il cane si trova in uno stato di stress, una delle risposte possibili è la fuga (le altre sono sottomettersi, attaccare). Se il cane scopre che può sottrarsi all'aggressione semplicemente scappando (attaccando), tenderà a scegliere proprio questa alternativa ogni volta che la situazione (qualunque situazione!) tenderà alla soglia di stress.
La differenza tra l'esecuzione corretta e quella sbagliata dell'esercizio deve essere netta ed evidente. Uno degli errori più comuni è punire il cane o generare una situazione di stress senza però premiare o rinforzare positivamente la risposta corretta. In queste condizioni, l'addestramento è una forma di pura brutalità.
Per le stesse ragioni, il condizionamento deve avvenire in condizioni il più possibile standardizzate, per evitare che il cane sia confuso e stressato dalla variazione degli elementi esterni. Questo è uno dei limiti dell'addestramento per coercizione (ce ne sono molti altri), perchè induce nel cane la paura di sbagliare, e genera stati di ansia quando l'animale non ritrova i riferimenti emotivi, fisici e sensoriali consueti.
La coercizione ha effetti meno imprevedibili e deleteri quando viene introdotta su un esercizio appreso tramite condizionamento, quando cioè il cane è ormai in grado di eseguirlo con sicurezza. In questo caso l'intervento ha soprattutto lo scopo di aumentare il controllo sul cane, sia aumentando i costi in caso di errore (di conseguenza, anche i benefici), sia la dominanza diretta del conduttore.

Costi e benefici
Perché usare metodi coercitivi? Come abbiamo visto, agire al di sopra della soglia di stress permette di ridurre i tempi di apprendimento, e di aumentare la precisione dell'esecuzione fin dalle prime fasi dell'addestramento. Inoltre consente un elevato controllo, sia aumentando i costi per l'animale (la filosofia in spiccioli di questo sistema è: "o lo fai o sei morto"), sia la dominanza diretta del conduttore. Quando il cane è in uno stato emotivo di forte eccitazione, è impensabile riuscire ad ottenere attenzione e obbedienza sventolando un bocconcino - in questo caso però la soglia di stress è anche notevolmente più elevata. Un altro aspetto, tutt'altro che secondario, è la condizione psicologica del conduttore, che spesso si sente rassicurato (se non gratificato), dal maggior controllo e dalla condizione di forte subordinazione del cane. Tutto questo ha permesso per molti decenni di ottenere risultati tutto sommato discreti, se non decisamente buoni nell'addestramento. Ma andando oltre quelle che sono le tradizioni, gli uomini, e persino i cani, è importante sapere che "ogni sistema e ogni strumento dell'addestramento ha il suo uso, sul cane giusto, usato nel modo giusto, dalla giusta persona, per il giusto motivo." (John Fisher, "Dogwise, the natural way to train your dog"). Il problema con questi sistemi è proprio che spesso alcune, se non tutte, queste condizioni non si verificano. In questo caso gli effetti sono drammatici e indelebili, senza considerare le condizioni di stress e ansia alle quali è comunque sottoposto il cane.
Nella scelta tra convincere e costringere, anche quando la seconda sembra una via più diretta ed efficace, la prima rimane sempre la più sicura, quella che nel tempo garantisce buoni risultati o quantomeno non prevede effetti collaterali gravi e indelebili.

Prima parte: "Convincere o costringere"
Seconda parte: "La scuola gentile, la scuola dei duri e la via di mezzo"