cd retriever

L’errore di base della filosofia di mezzo (oggi la più diffusa) è confondere due elementi diversi: l’apprendimento e la gerarchia.
Prendete l’esercizio del seduto. Dal punto di vista tradizionale, significa che quando ordinate “siedi” il cane deve sedersi. Deve obbedire al primo comando, e in qualunque condizione. Giusto? SBAGLIATO.

State guardando l’esercizio dalla parte sbagliata: da quella dell’uomo invece che da quella del cane. Dalla fine invece che dall’inizio. E’ quello che succede con i metodi tradizionali.

APPRENDIMENTO

Secondo la scuola gentile il cane deve prima di tutto avere una motivazione per sedersi. Anzi, prima ancora deve essere attento e aver voglia di collaborare. Dovete lavorare per ottenere la sua attenzione. Il cane deve quindi aver voglia di fare qualcosa per ottenere qualcos’altro in cambio. Questa è motivazione. Può essere un boccone, un click, un giocattolo, una carezza, un complimento. Non importa. Deve essere qualcosa che PIACE AL CANE.

A questo punto potete aspettare che si sieda, e premiarlo (RINFORZO). Oppure potete aiutarlo con il movimento del corpo (STIMOLO) e premiarlo quando si siede (RINFORZO).
Il secondo passo è associare a questo movimento un comando: SIEDI.
Adesso dovete ripetere, ripetere e ripetere. Il vostro obbiettivo è CONDIZIONARE il cane. Quando dite siedi, deve sedersi. Non deve fare altro. Solo sedersi.

QUESTO E’ L’APPRENDIMENTO.
Ora, il cane si siede in casa e al campo di addestramento. Ma non vuole saperne di obbedire mentre gioca con il Labrador del vicino. O insegue il gatto in giardino. O è lontano da voi. O viene coccolato da vostro nipote. Insomma, quando ha di meglio da fare il cane proprio non vi ascolta.

GERARCHIA

Secondo la scuola tradizionale, il cane deve obbedire. Non importa se non ne ha voglia. Spesso non importa neppure se non ha capito. Se è confuso, stanco, stressato. Quando sente il comando (dato una volta sola!), deve immediatamente eseguire l’esercizio richiesto.

E’ molto facile cadere in questa trappola: il cane sa fare quello che gli viene chiesto. Però non obbedisce. E’ una sfida all’autorità dell’uomo. Deve essere punito. E’ quella che io chiamo la filosofia “bastardo di un cane”. O meglio: “Se lo sai fare, perché non lo fai? (Bastardo di un cane!)”. Dentro molti di noi, c’è un omino nero che pensa “bastardo di un cane”. Quando il cane non torna al richiamo, quando non esegue un esercizio in una gara. Quando rosicchia le scarpe nuove o fa la pipì sui fiori appena comprati.

E’ questo omino nero che ci suggerisce di sgridarlo, di sottometterlo.

Ottenere che il cane vi obbedisca in qualunque situazione è apprendimento. Il cane deve aver imparato cosa vuol dire quell’ordine, sapere come comportarsi. Questo richiede tempo, tantissimo tempo. Anche se il cane fa qualcosa, non vuole affatto dire che ha capito. Che ha imparato. Se non la fa, non vuol dire che non ne ha voglia. Che non vi rispetta. Probabilmente non ha capito.

Ottenere che il cane vi obbedisca in qualunque situazione è anche gerarchia (o meglio, controllo). Dovete essere il capo branco. Non dovete sgridare o picchiare il cane. Se pensate di doverlo fare, non siete affatto il capo branco. Il cane deve rispettarvi, non avere paura di voi. Dovete essere autoritari. L’autorità è una questione di testa, non di braccia.

E’ importantissimo capire questa differenza, e imparare a utilizzare al meglio l’apprendimento, e la gerarchia. Per saperne di più sulla gerarchia, leggete: Comando io! (articolo di approfondimento)