cd retriever

CANI AL LAVORO: ASPETTATIVE E REALTA’

Cosa c’è di più bello dell’avere un cane e condividere una attività insieme?
Un dubbio... ma i cani la pensano davvero allo stesso modo?


L’occasione per ragionare sulle nostre aspettative, e sui loro effetti sulla vita del cane, arriva da un recente stage. Il caso che sto per raccontarvi è reale, ma il ragionamento non riguarda quel cane o quella specifica situazione. In altre parole, niente di personale. Sono convinta che i proprietari (a volte anche gli istruttori, ma per loro mi viene più difficile accettare scusanti), agiscano nella massima parte dei casi in buona fede. La buona fede però, a volte non basta. E chi paga, è il cane.

A case history: una rottweiler con problemi
pastore tedescoIl caso è questo. La proprietaria della rottweiler femmina di circa 4 anni, dichiara che la cagna ha due problemi. Il primo è che ha la tendenza a inseguire luci e ombre. Il secondo è che ha comportamenti aggressivi verso cuccioli e femmine.
Per migliorare il primo problema, la cagna è stata portata in un centro di addestramento, dove svolge attività di obbedienza e ricerca. La cagna è irruente, dice, ma non ha mai morso. Nel senso che è sempre stata fermata prima che potesse causare danni. La relatrice dello stage (no, non ero io), suggerisce di permettere alla cagna di interagire senza interruzioni. A me viene spontaneo pensare “chi farà da cavia?”. L’intolleranza, si è manifestato verso i tre anni, quindi circa un anno dopo aver iniziato l’addestramento (mi baso sulle scarne informazioni fornite). A guinzaglio la cagna è gestibile e gestita, il problema si presenta quando gli altri cani, liberi, si avvicinano.
In quali situazioni altri cani si avvicinano alla cagna? Chiede la relatrice. Al campo! Alcuni partecipanti sussultano... Una femmina intollerante di rottweiler viene volutamente messa in campo con cuccioli e adulti liberi? A che pro? Socializzare... sic. La relatrice spiega che la cagna deve essere gestita meglio, insegnandole a non prendere nessun tipo di iniziativa, se non guardare la conduttrice (che deve “pagare” con cibo il contatto visivo).
A questo punto la relatrice afferra il guinzaglio, e chiede alla proprietaria di camminare nella sala. La cagna va completamente in panico, prima si abbarbica alla proprietaria, poi cammina tesa e con postura abbassata al piede, guardandosi continuamente indietro. Non appena la “passeggiata” si interrompe, la rottweiler scarica lo stress afferrando il guinzaglio e cominciando un tira e molla sempre più eccitata (la cagna ringhia, sale sul guinzaglio, è frontale, “spinge”). La relatrice, in evidente difficoltà, chiede alla proprietaria di allontanarsi, e quando la cagna va a cercarla, le da il guinzaglio, afferra del cibo e abbassa la soglia di attivazione emotiva della cagna foraggiandola e stando ferma.

La mia impressione
Dato che a differenza di altri, che riescono a fare una valutazione guardando in faccia il cane, io ho bisogno di più dati per valutare un caso, quelle che riporterò sono semplici impressioni, legate a ciò che è successo in due giorni. La cagna ha passato due giorni a “scannerizzare” i cani presenti in sala, minacciando ripetutamente una paciosissima labrador (che era palesemente a disagio) con sguardo fisso, baricentro avanzato. Il carico di stress dello stare ferma per ore si è manifestato con almeno due episodi di minaccia a persone, oltre che a cani: ha fissato e ringhiato a una uditrice in sala, e un uditore fuori in cortile (episodi di cui sono testimone). La cagna indossava uno di quei guinzagli a capestro tipici dei retriever, ma tutto, nel suo comportamento, a me parlava di strattonate e di reazioni aggressive inibite.
La proprietaria ha strattonato con forza la cagna per tirarla via da briciole di pollo cadute in sala. La cagna durante la sessione di lavoro ha esibito i comportamenti di caccia alle ombre, sbattendo la mandibola inferiore e forse con un inizio di “trance”, richiesta eccessiva di attenzione, forte inibizione al guinzaglio, scarico di stress e aggressività al guinzaglio quando la situazione passava da “lavoro” a “non lavoro”.

La mia valutazione
minaccia canePasso molti fine settimana a osservare e capire cani e conduttori, concedetemi quindi una certa deformazione professionale. Guardando dall’esterno, mi sono chiesta cosa avrei visto e detto io in quella situazione. La mia sensazione è che quella cagna ha più di due problemi.
L’idea di impegnarla in un attività che richiede concentrazione e controllo può essere ottima, per aiutarla a non esibire comportamenenti compulsivi (inseguire le ombre), ma a me manca completamente una valutazione medica del problema.
E una terapia medica, dato che quella è una patologia, non un problema. Per medico intendo che è competenza di un veterinario comportamentalista, non di un addestratore.
Il problema dell’intolleranza verso cuccioli e femmine è stato mal gestito, e secondo me l’inibizione sta provocando un aumento dell’aggressività. La cagna non osa aggredire gli altri cani quando è a guinzaglio, è  conflittuale verso la proprietaria (come dimostra la continua ricerca di attenzione), e NON è socievole.
O almeno, non ama le persone tanto da volersi far toccare da tutti. La cagna ha un discreto livello di aggressività, che manifesta quando non è inibita e in scarico di stress.

In definitiva...
Il comportamento compulsivo richiederebbe una valutazione specifica. Per l’intolleranza verso i cani, la mia idea è che le aspettative della proprietaria siano superiori alle capacità reali della rottweiler. La mia sensazione è che sarebbe una splendida cagna di famiglia e da guardia. Ma non è in grado di sopportare le richieste che le vengono fatte nell’addestramento.
Non sta scritto da nessuna parte che un cane adulto voglia socializzare con qualunque altro cane, pessima abitudine ancora diffusa in certi centri dove si preparano binomi per la ricerca, e di certo inibire il cane se può aiutare il proprietario non insegna niente di buono al cane. La stessa sensazione, in quello stage, l’ho avuta altre volte (in tante altre occasioni), mi viene in mente la goldenina che scappa durante le esercitazioni (soccorso in acqua) per cercare panini.
Se ci piace una certa attività, poterla fare non dipende solo da quanto siamo determinati e volenterosi, ma prima di tutto da quanto il cane è in grado di sopportare le nostre aspettative, la situazione di addestramento, e il carico di lavoro richiesto. Un istruttore sogna di avere un allievo motivato, ma il suo primo compito è tutelare il cane, qualunque sia l’attività svolta. Il mio consiglio: guardate il vostro cane, e  guardate il mondo anche dal suo punto di vista. Anche se può significare dover rinunciare ai vostri sogni di onore e gloria.