cd retriever

Il tradimento della Fiducia.

I nostri cani si fidano di noi... una fiducia meritata?

Questa storia inizia con una telefonata. Un uomo con accento genovese mi chiede un appuntamento per una valutazione. Il cane ha ringhiato e cercato di mordere una persona, è diffidente e mostra i denti agli sconosciuti. Gli fisso l’appuntamento per mercoledì, giorno dedicato ai problemi di aggressività. Arriva il mercoledì e Ivan non c’è, ha il furgone in officina. Di solito questo tipo di consulenze le seguiamo insieme. Arrivo al campo e vedo la famiglia in attesa: due adulti e un bambino di circa 6 anni. Il cane, un bel maschio di lupo cecoslovacco di 19 mesi, è legato con un collare a strangolo lunghissimo. Scendo dall’auto e osservo il cane, a distanza di sicurezza. Mi ignora completamente. Chiedo ai proprietari di entrare in campo, e di liberare il cane. Entrano anche Giusy e Barbara, la mia collega e una giovane istruttrice del campo. 

La storia 
Il cane è stato adottato a due mesi, preso in un allevamento riconosciuto e pubblicizzato. Si è subito dimostrato timido, e il commento del proprietario è che molti cani di quell’allevamento, soprattutto figli di certo cane titolato, hanno lo stesso problema. Un problema possibile nella razza, mi viene da pensare. L’incrocio con il lupo non ha lasciato solo piacevoli tracce estetiche, ma una certa tendenza a quella che in termini tecnici si chiama “neofobia”: paura delle cose nuove, sconosciute. Tutti gli animali selvatici sono molto reattivi e piusttosto timidi verso le novità, e il lupo non fa eccezione. Il lupetto è cresciuto in città, per diversi mesi, e si è quindi trasferito in una casetta in campagna. Verso i 14 mesi ha cominciato a mostrare i denti agli sconosciuti, e di recente ha cercato di mordere un uomo. Il proprietario è giustamente preoccupato. 

paura timidoL’osservazione
Mentre parliamo, il cane è libero in recinto. Non si allontana mai molto, se non per seguire il bambino con un atteggiamento molto gentile e protettivo. Va in crisi quando la proprietaria e il figlio escono dal recinto, pattuglia la recinzione e mugola al cancello finché non tornano. Pochi secondi dopo l’entrata passa davanti a Giusy, alza lo sguardo, e quando incrocia lo sguardo di Giusy, prima la fissa, quindi abbassa il cranio e si allontana rapidamente. Il contatto visivo è durato un attimo, quanto basta però per metterlo sul chi va là.

Alcuni minuti dopo incrocia di nuovo lo sguardo con Giusy, si inchioda e si allontana, pur essendo a almeno tre metri da lei. Quando era cucciolo il proprietario ha seguito una puppy class, e quindi un corso di educazione di base (con collare a strangolo d’ordinanza). Il bambino, dopo aver visto lavorare Brick commenta “così è divertente! Quando lo fai tu non fai altro che camminare...”. Conosco quel metodo, perché quando ho cominciato a lavorare con i cani ero in un centro che lo adottava (ma chissà quanti sono): cane a guinzaglio, collare a strangolo, e via camminare. Ogni tanto, un seduto o un terra. Camminare, seduto, terra. D’altra parte, per vivere con un cane, che serve di più?
A fine osservazione, chiedo di riprendere il cane, questo richiede diversi minuti. Il proprietario commenta: “nel corso di educazione gli hanno insegnato il richiamo, tirandogli una catena addosso, però a me non piaceva perché quando gli facevo vedere la catena arrivava tutto basso, impaurito”. Oh. 

tirare guinzaglioIl tradimento della fiducia
Quel cane non è aggressivo. In nessun momento ha esibito segnali di sfida (quando ha fissato Giusy ha immediatamente desistito), di provocazione, di offesa e neppure di difesa. Non ha però esibito neppure nessun segno di amicizia, di contatto sociale amichevole con noi. Il cane è molto legato ai proprietari, ma non è socievole. Non è pauroso, ma non è confidente. Non socievole, insicuro con le persone. Probabilmente nei primi mesi di vita non ha mai osato ribellarsi al contatto con estranei, fino a quando, a 14 mesi, si è sentito abbastanza forte (e abbastanza disperato), da mostrare i denti per affrontare una situazione che per lui è di conflitto.

Il segnale è chiarissimo: per favore, stai lontano da me. Qual è il tradimento della fiducia? Il proprietario ha chiesto come comportarsi in queste situazioni, e gli è stato detto: “quando ringhia, chiedi alla persona se ha paura dei cani, se non ne ha, costringi il cane a farsi accarezzare, così impara che non vogliono fargli del male”. Immaginate di avere paura dei ragni. Vostro padre ha una mano chiusa a pugno e vi dice: 
“Chiudi gli occhi e apri  le mani, che ho una sorpresa per te!” 
“Non è un ragno, vero? Lo sai che ne ho paura...” 
“Ma no che non è un ragno, fidati!”. 
Però è un ragno.
stress pauraGuardatela dal punto di vista di questo cane.
Una persona sconosciuta si avvicina, il cane è al guinzaglio. Il cane vi comunica come può che è a disagio, non vuole essere toccato. Pur di evitare l’incontro, arriva a ringhiare.
Voi che fate? Lo tenete fermo e lo costringete a essere toccato.
Secondo voi, gli passerà la paura o penserà che in quei momenti ha due problemi: voi e l’estraneo? 

Nota: il lancio della catena
E’ un trucchetto da campo di addestramento. Il cane è libero, il proprietario lo chiama, il cane non torna, l’addestratore lancia un collare a catena contro il cane. Il cane si spaventa, e si presuppone torni dal proprietario (in campo di addestramento non ha molte alternative...). Se anche funziona, la base è che A. il proprietario chiama il cane B. il cane si spaventa e torna. Trucchetto da campo perché se siete nel mondo reale, quando chiamate il cane e non si spaventa, tornerà? Se si spaventa e invece di correre da voi, scappa? Alcuni usano una tanica con dei sassi (o peggio), ma il principio è lo stesso: spaventare il cane. Quello che manca, in questo procedimento, è un elementio fondamentale: il rapporto tra cane e proprietario. Un cane non torna per paura, ma perché la relazione con voi è rilevante, in qualunque situazione. E tornare da voi è sempre e solo qualcosa di positivo.