RAZZE E COMPORTAMENTO 1^parte

1. RAZZE E COMPORTAMENTO
L’anno scorso è morta Bullet, la mia adorata staffie. Dopo due settimane non resisto, e cerco una cucciolata. Passo due ore a osservare le cucciole, quindi faccio la mia scelta, e la comunico all’allevatore. Mi guarda strano. Gli dico che lo so che è la più piccola. Si farà, mi risponde. Gli dico che lo so che è la più bruttina. Mi guarda ancora più strano. 400 chilometri, 700 euro, la prima scelta e mi prendo la più piccola e brutta? A pensarci adesso mi viene da chiedere: ma dove accidenti sta scritto che meglio è uguale a più bello? La storia di Brick è per spiegare il mio approccio all’argomento razze e comportamento: il mio punto di vista è quello di un proprietario, che vuole sapere cosa vuol dire vivere con un cane di una certa razza, o come diventerà il cucciolo di una certa razza. Ho scelto Brick senza dare la priorità all’estetica, ma perchè mi piaceva il suo comportamento, il risultato delle caratteristiche della sua razza e della sua personalità. 



2. MIGRAZIONI E ADATTAMENTO ALL’AMBIENTE 
basenjiIl primo passo verso la domesticazione è stato l’adattamento a una nuova nicchia ecologica: l’ambiente antropico. Parliamo di 15.000 anni fa, quando l’uomo inizia a costruire i primi insediamenti stabili, e diventa per il cane una fonte di cibo alternativo (rifiuti). Secondo diversi autori, l’adattamento al nuovo ambiente provoca cambiamenti nel comportamento del quasi-cane domestico, riducendo la distanza di fuga e favorendo i soggetti più mansueti. Questo ha effetti anche sulla morfologia del canide, producendo soggetti di taglia più ridotta e la comparsa di nuovi caratteri, come le orecchie pendenti, il pelo a macchie, la coda ricurva. Dalla domesticazione, l’evoluzione del cane segue la storia dell’uomo. I cani si diffondono su tutto il globo, seguendo le migrazioni umane, e l’adattamento a nuove condizioni climatiche influenza le caratteristiche morfologiche: i cani in climi caldi sono più piccoli, hanno il pelo corto o raso, mentre in climi rigidi sono più grandi, con pelo più folto (legge di Bergman). 



Secondo recenti studi genetici, il cane sarebbe stato addomesticato in Cina, e da qui si sarebbe diffuso in tutte le terrre emerse, al seguito delle migrazioni umane.
Secondo lo studio delle variazioni genetiche, alcune razze avrebbero origini antiche (shar pei, shiba, chow chow, akita, basenji, siberian, malamute,afgano e saluki), mentre le altre razze non hanno una identità altrettanto definita.
Le razze di origine europea (non asiatica), discendono probabilmente da un gruppo fondatore comune ampio, e il flusso genetico si è interrotto solo dopo l’avvento dei club di razza e la regola della barriera genetica tra razze.
 

3. SELEZIONE POST-ZIGOTICA
abbandono cane canileSe mi piaci, sopravvivi. 
Anche in questa prima fase, migliaia di anni fa, le caratteristiche del cane non sono determinate solo dalle condizioni ambientali, ma c’è sicuramente già una diretta influenza dell’uomo. Come scrive il professor Raymond Coppinger “Per una qualunque ragione (estetica), un cucciolo viene scelto dalla cucciolata, conferendogli una migliore possibilità di sopravvivenza rispetto ai fratelli di cucciolata. Nel dare a quel cucciolo cure extra, si sposta l’ago della bilancia verso la sua sopravvivenza. Allo stesso tempo, qualunque tratto disinguesse quel cucciolo dai suoi fratelli, sopravviverà nella prossima generazione. In questo modo si sviluppa una possibile caratteristica di razza.  Perchè avvenga la selezione artificiale, qualunque sia la variazione che viene selezionata, deve essere osservabile nel cucciolo: es. colore del mantello, carattere mansueto e socievole”. (Dogs, a new understanding...) Si parla di selezione post-zigotica in quanto la scelta avviene sul cucciolo, e non sui riproduttori



maremmano greggeIn tempi molto remoti, il cane si rivela un prezioso alleato dell’uomo in ogni attività sociale e di sopravvivenza. Il valore del cane nella storia e la cultura umana non è legato solo al suo essere una piacevole compagnia, o una graziosa presenza estetica, ma diventa sempre più un legame di collaborazione e di inter dipendenza. I cani hanno bisogno dell’uomo per sopravvivere, e l’uomo scopre di poter vivere meglio grazie all’aiuto del cane. I cani sono nostri compagni di viaggio, non semplici commensali dell’uomo. Il ruolo assunto dal cane fin dall’antichità è descritto con straordinaria attenzione da Charles Darwin durante il viaggio del Beagle (ca. 1850). In Gran Bretagna i grandi predatori erano estinti da circa due secoli, e con loro la cultura del cane da guardia del gregge. Darwin osserva quindi “divertito” come i pastori del sud America allevano i loro cani, secondo una procedura in atto da migliaia di anni in tutte le culture pastorali. 
Darwin in Uruguay
“Mentre ero in questa estancia, fui divertito nel vedere un gruppo di cani da guardia del gregge di questo Paese. Quando cavalcate, è cosa frequente incontrare grandi greggi di pecore difese da uno o due cani, a diverse miglia da uomini e abitazioni. Mi sono spesso chiesto come si fosse formata una amicizia così forte. Il metodo di educazione consiste nel separare il cucciolo, ancora molto piccolo, dalla madre, e abituarlo alla compagnia delle pecore. Una pecore viene trattenuta tre o quattro volte al giorno, per far succhiare il cucciolo, e gli si prepara una cuccia con della lana. In nessun momento gli è permesso formare un legame con altri cani o con bambini della famiglia. Il cane viene, inoltre, castrato, in modo che una volta adulto non abbia nessuna motivazione a legare con individui della propria specie. Con questa educazione il cane non avrà nessun desiderio di abbandonare il gregge, e così come un altro cane difenderà il padrone, così questo difenderà il gregge”. (Charles Darwin, The voyage of the Beagle. 1909). 

sleddog4. SELEZIONE PRE-ZIGOTICA
Natura e cultura: attitudini e ambiente
E’ probabile che in una fase inziale della domesticazione l’aspetto fisico abbia influenzato il trattamento ricevuto dalle persone (Clutton-Brock). Successivamente la base della diversità delle razze è stata determinata dalla selezione per caratteristiche comportamentali piuttosto che per l’aspetto estetico (Coppinger e Schneider, Willis). 
La selezione per caratteristiche comportamentali non nasce per caso: è strettamente legata all’utilizzo del cane in compiti diversi. L’utilizzo in un compito seleziona caratteristiche morfologiche e caratteriali, attitudini che permettono ai soggetti con una certa tipologia di essere più adatti a quello specifico compito di altri.

Le qualità di un cane particolarmente dotato in un compito non vengono solo tutelate attribuendogli maggiori attenzioni e cure, ma si cerca anche di trasmetterle a generazioni future, scegliendo quel soggetto come riproduttore. La selezione, da post-zigotica, diventa quindi pre-zigotica. 
Le caratteristiche lavorative saranno le basi dei criteri selettivi nella maggior parte delle razze fino al XIX secolo, quando inizia una nuova era, quella della cinofilia moderna. “E’ importante considerare che le modalità e l’intensità di espressione delle attitudini comportamentali genetiche dipende dall’apprendimento e dalla situazione contestuale”. (Notari, Goodwin)
Un esempio di quanto possano influire l’appendimento e la situazione contestuale può essere la storia recente dei cani da slitta. Durante la corsa all’oro, a cavallo tra il  1800 e il 1900, la grande richiesta di cani da slitta ha portato all’acquisto (e il furto, come racconta Jack London con la storia di Buch) di qualunque cane di taglia medio-grande. Ovviamente esistevano cani più portati in questa attività, come avrebbe dimostrato la selezione per cani sportivi nata con le prime gare di sleddog, ma “qualunque cane può farlo” era la regola durante la corsa all’oro. Qualunque cane può impare a tirare una slitta, e la situazione contestuale era l’enorme richiesta di cani da slitta a seguito della scoperta di giacimenti d’oro in aree inaccessibili con altri mezzi.