cd retriever

Congresso di Verona:
RAZZE, STORIA, EVOLUZIONE E CULTURA
6 maggio 2007
Introduzione - Razze e comportamento 1 - Razze e comportamento 2 - Il presente, il futuro dei cani di razza


Il primo pensiero appena tornata a casa, è per i miei cani. Non vedevo l’ora di averli di nuovo tra i piedi, irruenti, rumorosi, invadenti, vivi. Troppe parole e troppi pochi cani, questo fine settimana.
Il secondo pensiero è scrivere. Io, quando sono stressata, scrivo.

Etologi e orologi
Dunque, partiamo ieri pomeriggio dopo una lunghissima e molto interessante sessione di esami per il master degli Istruttori Cinofili di Pisa, paesaggio incredibile sulla Cisa, poi la solita coda di un’ora a Bologna, un po’ di liti con il mio navigatore sul  numero civico, e infine siamo al B&B. Al mattino ci vengono a prendere presto, molto presto, perché il mio pc è un mac, e questo crea una certa turbativa. Arriviamo al centro in cui si volgerà il congresso, e, sorpresa... è un teatro. Un enorme teatro sulla piazza dell’Arena! Mi fa un certo effetto essere in un teatro... sul palco. Saluto un paio di altri relatori, poi gli amici venuti da vicino e da lontano a ascoltare. Iniziamo con un po’ di ritardo, con una bella presentazione sulla genetica del cane e del lupo. Tocca a me, inizio alle 10.20 invece delle 9.50, e, sì, sbaglio i tempi. Come qualcuno sa, mi piace parlare di cani, anche troppo :-)) Celli, moderatore del congresso, mi avverte una prima volta, la seconda ha decisamente un tono minaccioso. Non sarò l’unica a “sforare”, ma l’unica a essere interrotta (sulla parte migliore della presentazione, sic).  Alcuni anni fa abbiamo ospitato per un pranzo e una gita quello che è considerato uno dei più grandi biologi del Novecento, William (Bill) Hamilton, e lo ricordo come una persona estremamente gentile, riservata, auto-ironico (amava definirsi un discendente dei neanderthal) e disponibile. Oggi ho avuto il piacere di ricordarlo, e di rimpiangerlo (è deceduto dopo una spedizione in Africa).

Le conferenze
Dunque, salta la parte migliore della comunicazione, e la parola passa a due relatrici, per una relazione sulla cognizione sociale (basata su uno studio di Hare e Tomasello), e un’analisi antropologica del legame uomo-cane. Segue conferenza di un addestratore del gruppo cinofilo che organizza il convegno, stile se trattate i cani troppo bene poi credono di poter comandare (voi dovete essere i capo branco, ecc. ecc.). Quindi il previsto intervento di Valeria Rossi sulla storia dell’addestramento. Credo che si sia stupita quanto me di vedere tutti e due i nostri nomi sul programma, ma se io l’ho interpretata come una casualità (Celli aveva invitato mio marito, Giorgio Malacarne, io ci sono finita in mezzo per caso), lei parla di una volontà di mettere insieme due persone incompatibili, con esiti guerreschi. La sua relazione è come prevedibile su metodi tradizionali e rapporto vs inefficacia del metodo gentile e il clicker come business. Ultima, una conferenza sui cani addestrati a uccidere vittime innocenti (cani da ud), i rottweiler che fanno pet-therapy ma che hanno massetteri che possono uccidere vittime innocenti, e un fantastico corso di cane buon cittadino organizzato dal tal centro cinofilo (per dirla alla Blasco, “Piccolo spazio pubblicità”).

Il “determinismo genetico” e i cani da compagnia
Tolta la prima parte della conferenza, in cui i relatori hanno presentato i risultati di studi scientifici, condivido ben poco di quello che è stato detto dopo, dai relatori e dal moderatore, Celli. Parlare di addestramento riducendolo alla regola del branco, il cane alfa, il proprietario capobranco, il cane che prende il sopravvento, è come voler parlare di tecnologia e parlare di ruota. Avete presente quella cosa tonda che rotola? Quale occasione avere un pubblico, e nel pubblico molte persone competenti, per dare informazioni scientifiche, aggiornate, strutturate, o anche solo tecniche...
L’intervento di Valeria Rossi, per quanto possa sembrare strano, è l’unico che condivido almeno in parte. Ha ragione quando parla di rapporto, ma ancora non capisco perché secondo lei chi usa metodi non coercitivi nell’apprendimento non dovrebbe essere in grado di sviluppare un corretto rapporto con il cane. O perché chi usa un clicker debba essere necessariamente un imbecille incapace di gestire e capire un cane (anche se è vero, in giro persone che fanno danni alla cinofilia con un clicker ci sono, ma fanno comunque meno danni di quell’addestratore che ha strattonato, impiccato e picchiato con il guinzaglio il cucciolone di pastore tedesco della ragazza che incontro fuori dal teatro).

L’intervento successivo, sui cani assassini, addestrati a attaccare, sembra riciclato da una di quelle serate organizzate dai comuni e dalle pro loco, e gronda demagogia e  informazioni tipo “non sgridate il cane se non lo cogliete sul fatto!”. Averlo saputo prima... La morale è che i cani non devono più essere selezionati o addirittura utilizzati in compiti pratici, da devono solo essere “da compagnia”. Niente più cani da slitta, da guardia del gregge, da caccia, da soccorso, da sport, da conduzione. A questo punto, mi viene da chiedere, perché continuare a selezionare? Le culture che non hanno cani da lavoro, hanno felici popolazioni di cani sans papiers che Coppinger chiama cani da villaggio. Non è che dovete andare lontano per cercarli, in ogni paese ne trovate quanti volete. Gratis. Che accidenti vuol dire per un animale avere come unico scopo nella vita fare “da compagnia” a degli umani? Per me è una visione demagogica, pseudo-animalista, e priva di rispetto verso il cane e verso le persone che vivono il cane, cani veri, non ideologie da bar sport.

L’intervento finale di Celli è quanto più di lontano dal mio modo di vivere il cane. Si definisce evoluzionista, e nega qualunque influenza genetica sul comportamento. Comportamento specie-specifico, le dice niente professore? La rivista scientifica Behaviour Genetics? Le decine di studi e pubblicazioni sul cane sulle basi neuro-fisiologiche del comportamento, sull’ereditabilità dei caratteri comportamentali, sulla personalità, le attitudini selezionate? E, per dirla con una dotta citazione (fate partire la musica): Lorenz, Lorenz, oltre a Lorenz c’è di più... Parla di pit bull addestrati a attaccare con botte e pratiche di sodomia urticante (non chiedetemi di più), e, unico momento in cui perdo l’auto controllo, dobbiamo fare attenzione a parlare di aggressività nel cane, perchè l’aggressività sociale è solo rivolta verso gli altri cani, verso l’uomo può solo essere aggressività predatoria.  E io che pensavo che i cani formassero un legame affettivo e sociale con l’uomo da circa 15.000 anni...  Il nostro fantastico cane “da compagnia” ci considera quindi alla stregua, che so, di un manzo?

E’ il congresso di tutto e il contrario di tutto.
La genetica è importante, no, non ha nessuna rilevanza nel determinare il comportamento, i cani sono aggressivi, no, lo sono solo se in mano a pazzi furiosi che li addestrano a attaccare, i cani discendono dal lupo, quindi sono lupi, no, sono graziosi animaletti “da compagnia”, la displasia dell’anca non esiste, e se esiste, non è certo colpa della genetica, devi essere un capobranco, ma non devi addestrare il cane, e di sicuro non con metodi gentili. Dimenticavo, i behaviouristi sono estinti, ma il comportamento è determinato solo dall’esperienza. Viva i behaviouristi.

Come al solito, intervengo al momento sbagliato, quando una ragazza intelligente e aggiornata dal pubblico fa notare l’importanza della genetica nel comportamento, e parlo di personalità. Applausi. Qualcuno si è accorto che nella mia presentazione io parlo di personalità come di un insieme di tratti GENETICI? No, in quel momento Celli stava minacciando di togliermi la parola. Anche se ho avuto la sensazione che non fosse reciproco, il relatore con cui avrei scambiato due parole è Valeria Rossi, perché pur nella distanza dei concetti, almeno si sarebbe parlato di cani veri. Parlo volentieri con diversi uditori, numerosi, attenti e, temo, confusi dalle informazioni ricevute. Torno a casa, e mi immergo negli abbai, le zampe addosso, i giocattoli sbavati dei miei cani, e in un salutare scambio di opinioni su genetica e comportamento. 

Per chi l’ha vista e per chi non c’era (“no, non fermaaateaamiii, no no, questa volta no!”), la relazione: