CLICKER TRAINING: DOMANDE E RISPOSTE

Un solo strumento, tante opinioni diverse (e pure un po’ di disinformazione pseudo-scientifica).
Vediamo di fare un po’ di ordine.

Quella che segue è la mia versione sul clicker training. Ne esistono tante, comprese quelle pseudo-scientifiche e quelle basate su variazioni sul tema, dove il tema a volte sono articoli presi da WaggingWeb o testi dal sito della nostra Associazione Gentle Team www.gentleteam.it. La mia versione si basa su principi scientifici, libri, articoli, confronto con etologi, psicologi e addestratori di tutto il mondo, ma anche sul lavoro pratico. Non vi bastano tutti i libri del mondo per capire cosa vuol dire addestramento, se non siete poi in grado di trasferire le vostre meravigliose conoscenze in lavoro pratico.

Io uso il clicker ogni settimana, su centinaia di cani all’anno, da poco mendo di dieci anni. Non ho bisogno di riportare cosa ne pensano mister X Y e Z, perchè ho la mia esperienza da raccontare. Esperienza che si basa sempre sul confronto. Mi confronto con persone che lo usano, da dieci anni, o da dieci giorni. A volte una persona che lo usa da un giorno può avere una idea fantastica.
Una signora americana allo stage di Rimini non riusciva a avere un buon tempismo. Cliccava troppo presto, o troppo tardi. Ha deciso di chiudere gli occhi e cliccare quando sentiva il naso del cane sulla mano (target naso/mano, ovviamente).  Il clicker premia la fantasia, la novità.

Una delle rivoluzioni portate dal clicker è proprio la possibilità che ogni proprietario diventi l’insegnante del proprio cane, e allo stesso tempo, l’allievo del proprio cane. Forse è questo che da tanto fastidio a certi professionisti (oltre non riuscire a capire come usarlo in modo efficace). Non conosco una sola persona, che avendo avuto la disponibilità, la capacità e la possibilità di imparare a usare un clicker, non abbia cambiato la propria attitudine nell’addestramento. Poi ci sono quelli che nascono imparati, e al terzo click hanno già capito tutto. Ma questa è un’altra storia.

clicker storia

Cos’è un clicker?
Come abbiamo scritto tante volte, è uno strumento che emette un suono. Ormai lo potete trovare in diverse versioni, io continuo a preferire quello classico, una scatoletta di plastica con una linguetta di metallo. 

Qual è la storia del clicker?
I clicker esistono in commercio dai primi anni Novanta. I primi due clicker che ho comprato, arrivavano dal sito di Gary Wilkes, ai tempi il braccio della “mente” Karen Pryor. Proprio Wilkes e la Pryor sono state le persone che per prime hanno intuito la potenzialità di questo strumento nel mondo dell’addestramento dei cani e hanno contribuito alla sua diffusione.

L’origine storica del clicker nasce da una osservazione casuale dello studioso di psicologia animale Skinner. Durante un esperimento negli anni Cinquanta, Skinner osserva come il click della scatola del cibo che si apre, ha degli effetti sull’apprendimento del ratto. Skinner e i suoi allievi, in particolare i coniugi Bailey, decidono di usare proprio questo suono, che viene descritto come uno stimolo ponte (agisce come ponte tra il comportamento e il rinforzo), per insegnare agli animali dei comportamenti. I Bailey lasciano quindi la ricerca per dedicarsi all’attività commerciale, addestrando animali per la televisione e il cinema.
Grazie alle conoscenze sviluppate con la ricerca,  daranno un sicuro contributo a divulgare l’applicazione dei principi scientifici nell’addestramento. Per anni, e ancora oggi, organizzeranno i famosi “chicken camp”, dove gli allievi imparano i principi dell’apprendimento addestrando un pollo con un clicker.

Home page del sito di Bob Bailey:
http://www.hsnp.com/behavior/index.html

Home page del sito di Gary Wilkes
http://www.clickandtreat.com/
(Gary Wilkes diversi anni fa ha litigato con Karen Pryor, ed è tornato a utilizzare metodi basati sull’inibizione)

Home page del sito di Karen Pryor
http://www.clickertraining.com/

Resoconto di un chicken camp di Bob Bailey
http://www.nerdbook.com/sophia/article1.html?num=64

Un articolo interessante su Skinner (dove si racconta del primo click -  il rumore della scatola di cibo che si apriva nello Skinner Box)
www.cs.cmu.edu/~dst/pubs/skinnerbots-SAB96.ps

clicker web site

Come funziona un clicker? 
A un livello molto elementare, quello che succede è che l’animale esibisce un comportamento, voi cliccate, date all’animale qualcosa che gli piace. Il principio su cui si basa è che l’animale è in grado di associare il comportamento all’esito positivo (aver ottenuto qualcosa che gli piace), e quindi scegliere di ripetere il comportamento. In termini scientifici si parla di rinforzo positivo e di condizionamento operante. 
La domanda, ovvia, è: perché fare click, non basta dare all’animale qualcosa che gli piace? La risposta è sì, può bastare. Ciò che aumenta il comportamento non è il suono, ma il rinforzo. Il motivo per cui si fa anche click, è che in qualche modo il suono rende l’apprendimento più efficace. Non è il clicker, ma il suono. Trovo piuttosto ridicolo chi si perde a denigrare l’uso del clicker dicendo che potete allo stesso modo dire bravo, sì, yes, fischiare, o emettere qualunque altro suono. E’ ovvio!
Ciò che rende l’apprendimento più efficace è il suono, o meglio, lo stimolo-ponte, quindi in teoria, qualunque stimolo potrebbe funzionare. Perché allora il clicker? Per mia esperienza di lavoro, il clicker ha diversi vantaggi: costa poco, è pratico, si sente anche da lontano, ha sempre lo stesso suono (= sempre lo stesso significato), può essere usato da persone diverse, non trasmette informazioni sociali che possono distogliere l’attenzione del cane dal proprio comportamento. 
Se avete esperienza pratica di lavoro, avrete osservato che il suono del clicker  è più efficace della voce. La reazione del cane è più immediata e marcata: gli occhi si spalancano, le orecchie si muovono, il cane sussulta. Anche se non esistono evidenze scientifiche, chi ha visto una volta l’espressione da clicker, sa di cosa parlo :-)) 

Clicker, non clicker
Tipici commenti negativi: “Non mi piace il clicker perché toglie rapporto, preferisco usare la voce, dire bravo”. 
Quando uso un clicker, se osservate cosa succede prima, durante e dopo, lo schema è più o meno questo: dare supporto emotivo al cane mentre sta provando cosa funziona (parliamo di lavoro in condizionamento operante e modellamento), attraverso il contatto visivo e anche la voce, quando il cane fa la scelta corretta, click, e quindi BRAVO!! e cibo, gioco (non giocattolo, gioco!!!), o quel che è. Lo schema può variare a seconda di quello che serve al cane e non di quello che piace a noi, ovviamente. 
Quindi io faccio click, dico bravo, coccolo il cane, ci gioco... Il clicker non cambia la personalità di chi lo usa. Se siete freddi e distaccati nell’addestramento, lo sarete in ogni caso. Se siete empatici e entusiasti, lo sarete anche con un clicker. 
Nei livelli iniziali di apprendimento, parlo quindi di proprietari senza esperienza e cani senza esperienza, posso sicuramente lavorare senza clicker. A livelli avanzati, secondo la mia esperienza, AIUTA IL CANE. Quindi lo uso. Mi piacerebbe vedere costruire gli stessi risultati senza clicker. Lo dico senza malizia. Quando ho proposto un confronto tra metodi diversi, un esercizio idiota come un target naso/mano, sono scappati tutti. E’ veramente un esercizio IDIOTA!!! Con un clicker ci mettete da 3 a 10 click. 

PROVATECI: una mano piena di cibo, chiusa a pugno, l’altra mano aperta. Tutte e due le mani davanti a voi, altezza muso cane, a circa 40 cm di distanza una dall’altra. L’obbiettivo è che il cane tocchi il palmo della mano vuota con il naso (mano ferma!). Se usate il clicker, tenetelo nella mano con il cibo. E un orologio per misurare il tempo. 

Clicker: click e boccone quando il cane guarda, avvicina il muso e infine tocca la mano 
Yes: uguale ma dicendo yes (almeno due yes nel tempo di un click-clack. Scherzo.)
Bravo: uguale, ma niente cibo (Ehi! Non barate! Se avete un buon rapporto deve bastarvi il bravo - ah ah!) 

come funziona il clicker

Basta un clicker per addestrare un cane?
Vi giro la domanda: basta una chiave per saper guidare un’auto? E considerate che almeno un’auto non cambia il proprio comportamento a seconda dei vostri stati emotivi :-)) La risposta è: certo che no. Il clicker può fare la differenza, se sapete usarlo. Ma prima anche solo di pensare di usare un clicker, dovete lavorare duramente per costruire un ottimo rapporto, avere una corretta gestione del cane. L’addestramento non è che la punta dell’iceberg nella vita con un cane. La parte più grande, quella che io chiamo i nove decimi, è quella che è sommersa, ma sostiene la punta, l’unica parte che di solito si vede. Quindi, prima di tutto è importante sapere come relazionarsi con il cane, come viverci, giocare insieme, andare a passeggio, vivere con altri cani e altre persone... Rapporto non è dire bravo, tirare una pallina invece di dare un boccone, fare le coccole al cane o tirargli asciugamani in testa. O osservare a che livello sta la coda. L’apprendimento è complesso, le interazioni sociali lo sono ancora di più, perché sono influenzate da un numero molto elevato di fattori. 
E’ da pochi anni che insegno come costruire rapporto, prima mi sono dedicata anima e core a studiare e divulgare l’interazione tra teoria e pratica nell’apprendimento. 
L’approccio integrato del Gentle Team nasce proprio dall’insegnare i due aspetti, piuttosto che dedicarsi unicamente all’uno o all’altro. Se il tempo a mia disposizione è limitato, preferisco approfondire un aspetto alla volta (anche una parte di un aspetto). 

Dopo il click, devo sempre dare cibo?
Dopo il click dovete sempre rinforzare. Un click può valere un boccone, dieci, o venti secondi di gioco, quindi può avere valori diversi. Ma se fate click e non date niente, vale zero. Ricordate? Ciò che cambia il comportamento è il rinforzo, non il suono. 
Quando l’animale è più in difficoltà (sta imparando, scelte), pagate ogni risposta corretta. Nel tempo però gli stessi comportamenti costano meno, e quando sono appresi, non avete ovviamente più bisogno di usare il suono per spiegare al cane cosa funziona: l’ha imparato! Se avete una minima esperienza e competenza, saprete che esistono rinforzi diversi: cibo, gioco (che è diverso da giocattolo), rapporto sociale, un comportamento rinforzante (Premak).... 

clicker comando

Per fare click devo avere un buon tempismo, ma per dare il rinforzo?
Il suono marca il comportamento corretto, ma ciò che lo aumenta è il rinforzo. Quindi, se cliccate per il comportamento A, ma pagate (date il rinforzo) il cane per il comportamento B, quello che succede è che o pigliate due comportamenti con un rinforzo (pagate A e B), o il cane non capisce più se quello che funziona è A o B. Qualcuno ha scritto: “Dopo una risposta corretta premia il tuo cane entro mezzo secondo” Il professor Jesus Rosales Ruiz ha compiuto una ricerca che ha dimostrato che se al click (o altro stimolo ponte) non segue il rinforzo primario (cibo) entro 5 secondi, il comportamento si deteriora e compaiono comportamenti di stress e frustrazione. Giusto? Sbagliato. Come giustamente gli ha fatto notare Kay Laurence, questo succede se voi state fermi e zitti. Ma se voi cliccate e vi muovete per prendere il rinforzo primario, al cane non cambia un accidenti tra un decimo di secondo e, diciamo, cinque secondi. L’importante è che la promessa venga mantenuta. Anzi, se vi precipitate a dare il cibo, facilmente rinforzate nel cane uno stato ansioso (la famosa sindrome della “pecora lenta”). Quindi, più delle regolette, imparate  a leggere il vostro cane. (Con animali meno sociali del cane, un buon tempismo tra il click e il rinforzo è più importante, perché viene a mancare l’effetto rinforzante del contatto sociale). 

Il solito pesce rosso
Solita battutina sul mio pesce rosso. Ve la riporto “Col clicker si lavorano anche i pesci rossi... ma questo non è un pregio, a mio avviso: è solo la dimostrazione che il condizionamento suono-cibo induce risposte anche in animali a cui ‘non gliene può fregar di meno’ di noi, di chi siamo e di cosa facciamo”. Oh. Il mio pesce rosso, prima di subire i traumi emotivi di una pila (ehm.. qualcuno mi spieghi come usare il clicker sott’acqua :-)) e un pizzico di mangime  (ok, prima o poi passerò alla barf anche con i pesci!), è vissuto per tre anni con me. In una vasca, in cucina. Gli davo da mangiare tre volte al giorno, e mi riconosceva (almeno credo... ). Uno degli effetti dell’unico esercizio che gli ho insegnato, è stato che non si spaventava più quando qualcuno si avvicinava alla vasca. Mai notato? Tutti quelli che vedono una vasca di pesci devono mettere  almeno un dito sul vetro, e i pesci scappano spaventati. Il mio si avvicinava tutto felice. Che uno voglia crederci o no, gli volevo bene. E addestrarlo mi ha insegnato su di lui più cose che tenerlo in una vasca per tre anni. L’addestramento dovrebbe essere questo: un modo per comunicare (lo dice anche Gregory Bateson, se vi serve un mister X per crederci). Il clicker è usato con ogni specie, e uno dei motivi per cui si usa è per ridurre lo stress legato alla gestione di animali domestici e selvatici in cattività. Possiamo discutere sulla necessità di tenere animali selvatici in cattività, ma di fatto in tutto il mondo si sta iniziando a usare il clicker per gestirli meglio. Karen Pryor raccontava alla clickerExpo come i coccodrilli vengano spostati in target, i ghepardi imparino a leccare le medicine da lunghe cannucce, i varani di Komodo a farsi la manicure mettendo gli zamponi sulla rete. Di loro spontanea volontà, grazie a quella che Karen chiama la “tecnologia” del clicker training. Dubito che a un varano di Komodo gliene freghi di noi, ma penso preferisca appoggiare la zampa sulla rete per avere un click e un boccone, piuttosto che essere acchiappato, fatto su nella rete, e limato a forza. 

La morale del pesce rosso
Riporto un brano del 1951 (credo), scritto dai coniugi Bailey. “Dopo 14 anni di continuo condizionamento ed osservazione di migliaia di animali è con riluttanza che dobbiamo concludere che il comportamento di qualsiasi specie non può essere adeguatamente compreso, predetto e controllato senza conoscere i suoi istinti, storia evolutiva e nicchia biologica di appartenenza”. Fantastico. Sessant’anni dopo conosciamo tutte queste cose del cane, e di un sacco di altri animali. I Bailey si lamentavano che un procione affamato non riusciva a usare una zampa per prendere una moneta e metterla in un salvadanaio (addestravano animali per tv e cinema, business). Cercava di lavarla. Un procione affamato esibisce comportamenti alimentari, e i procioni non nascondono il cibo. Morale, non affamate i procioni se volete addestrarli. A me sembra ovvio usare tutte le conoscenze a nostra disposizione (e, di più, continuare a studiare e scoprire), nel mio lavoro. Ma sarà che vivo con un etologo. La morale del pesce rosso, del procione, e anche del cane, è che quando addestrate un animale, qualunque sia, non dovete mai dimenticare che il punto di partenza è conoscerlo e capirlo, non ottenere qualcosa che ci piace. Ciò che regge la punta dell’iceberg, sono i nove decimi sott’acqua. Fate un bel respiro e tuffatevi. Andate sotto la superficie, e cominciate a esplorare questo meraviglioso mondo sommerso. 

clicker ipo lavoro

Un po’ di bibliografia. 
Qualche piantina dall’orticello degli studi di etologia moderni. 

Cognition, motivation, emotion and action: a dynamic and vulnerable interdependence. Frederick Toates
La cognizione, la motivazione, l’emozione e l’azione: una interdipendenza dinamica e vulnerabile. 
Hormones, stress and aggression--a vicious cycle. Research shows a feedback loop between stress hormones and the brain's attack center.
Rachel Adelson
Ormoni, stress e aggressione, un circolo vizioso. I ricercatori dimostrano un anello retroattivo tra gli ormoni dello stress e i centri del cervello che inducono l’aggressione. 
Evolution of the brain and intelligence. Gerhard Roth and Ursula Dicke 
L’evoluzione del cervello e l’intelligenza. 
The neurobiology of social cognition. Ralph Adolphs
La neurobiologia della cognizione sociale.
A unifying view of the basis of social cognition. Vittorio Gallese et al.
Una visione unificatrice delle basi della cognizione sociale
Why be nice? Psychological constraints on the evolution of cooperation 
Jeffrey R. Stevens and Marc D. Hauser 
Perché essere gentili? Vincoli psicologici nell’evoluzione della cooperazione
Sociality and the evolution of intelligence. Alan C. Kamil 
Socialità e l’evoluzione dell’intelligenza
The cognitive control of emotion. Kevin N. Ochsner and James J. Gross 
Il controllo cognitivo dell’emozione
Thought before language. Jean M. Mandler 
Il pensiero prima del linguaggio