cd retriever

GROSSO GUAIO A
Striscia la Notizia

Il programma di Canale 5 Striscia la Notizia ha mostrato nei giorni scorsi il video di un riporto forzato,
ripreso di nascosto durante uno stage. Il video è assolutamente rivoltante.
Si vede un pastore tedesco legato con due guinzaglioni, in modo da non potersi spostare.
Il cane indossa un collare elettrico. Il cane viene sottoposto a continue scariche elettriche,
si divincola e urla di paura e di dolore. Le scariche si interrompono solo se il cane prende in bocca il
riportello di legno. Questo è quello che viene definito “riporto forzato”.


IL COLLARE ELETTRICO.
L’addestramento tradizionale è da sempre basato su strumenti di controllo fisico e di coercizione: il morso, la martingala, gli speroni, le pastoie, il frustino nei cavalli, corde, catene e uncino negli elefanti, anello al naso, bastoni nei bovini… Nei cani gli strumenti usati sono il collare a strangolo, il collare a punte, e da qualche anno, il collare elettrico. E’ un collare a nastro, con una scatoletta e un’antenna. Nella parte interna del collare ci sono due o più punte di metallo, attraverso le quali viene trasmessa la scossa.
Il collare elettrico viene in genere percepito come una punizione a distanza. Il cane esibisce un comportamento sgradito, subisce la scossa. La scossa “punisce” il comportamento, lo associa a qualcosa di fortemente sgradevole, e questo dovrebbe ridurre la probabilità che il cane esibisce quel comportamento.
Nell’addestramento però il collare elettrico serve per AUMENTARE un comportamento, non per ridurlo. Il principio su cui si basa è quello dell’EVITAMENTO. Il cane viene sottoposto a una serie contina di scariche, fino a quando non esibisce il comportamento desiderato. Il cane impara che esibire quel comportamento è l’unico modo per interrompere il dolore.


Il riporto forzato
Il riporto forzato è una pratica conosciuta da almeno 100 anni. Non solo nell’Utilità e Difesa, ma nella caccia, nel riporto, persino nei cani guida per ciechi. Al cane viene fatto provare dolore fino a quando non prende in bocca e tiene in bocca un oggetto. Il riporto forzato è descritto in un libro, con grande onestà, tra i metodi di addestramento usati inizialmente dalla scuola guida per ciechi britannica. Tra i metodi per causare dolore, c’è il soffocamento, picchiare il cane con l’oggetto, il collare a punte, il collare elettrico, schiacciare le orecchie del cane con le pinze. La fantasia, nel causare dolore, non manca certo.

Il mito, la verità
Il riporto forzato è oggetto di diversi miti.
L’unico modo per avere un riporto sicuro in gara è un riporto forzato.
L’unico modo per avere un riporto veloce in gara è un riporto forzato.
I grandi professionisti, quelli che vincono, costruiscono il riporto così.
Se il cane non riporta, l’unica soluzione è un riporto forzato.
Il mito nasce da un errore di fondo nell’impostazione del riporto. Per tradizione, i riporti vengono impostati con il gioco. Si lega il riportello a un pezzo di corda, si agita davanti al cane, quando il cane afferra, si gioca. Per il cane, il riportello è un giocattolo. Un gioco però funziona solo se è divertente. Se per un qualunque motivo (pressione psicologica, punizione, stress, scarso impulso a giocare con gli oggetti, farsi male con il riportello…), il cane smette di trovare questo gioco divertente, smette anche di prendere e riportare il riportello.
Se si diverte un sacco, può facilmente iniziare a masticare il riportello.

Un riporto affidabile
Per costruire un riporto affidabile e veloce, l’unica via sicura è quella dello scambio (rinforzo positivo).
Il cane impara ad afferrare e tenere un oggetto in bocca perché questo è il comportamento che gli permette di ottenere qualcosa che gli piace (cibo, giocattolo). Qualunque cane può imparare un riporto sicuro e veloce con questo metodo. Con cani che hanno la tendenza a giocare con gli oggetti, come il pastore tedesco, questo metodo non solo da risultati sicuri, è anche veloce!
Quanto al mito dell’addestratore professionista che imposta i riporti forzati, è completamente falso. Un addestratore professionista non insegna a un cane a riportare in due giorni. Impiega mesi di lavoro per costruire il risultato finale. Un addestratore professionista non risolve un problema in due giorni (come ci si aspetta che faccia a uno stage). Dedica tutto il tempo necessario a risolverlo.

Un commento al video
Come abbiamo scritto, il video è assolutamente rivoltante. Fa male vedere un cane abusato in quel modo. C’è chi scrive che il collare elettrico può salvare la vita a un cane, insegnandogli a non scappare dal cancello, non mangiare cibo avvelenato, non aggredire i bambini… E’ totalmente falso. Il collare elettrico non insegna niente al cane, se non ad avere paura. Per insegnare a un cane a non scappare dal cancello, ecc. è sufficiente educarlo. Educare il cane è la prima responsabilità di qualunque proprietario. Quanto ai risultati in gara, è possibile ottenere risultati di straordinaria qualità e affidabilità usando metodi che non fanno in nessun caso uso di dolore, inibizione, coercizione. E non è difficile dimostrarlo. Andate a vedere una gara di Obedience. Non tutti i conduttori di Obedience sono degli illuminati del rinforzo positivo, ma di sicuro usano la testa molto più delle braccia (o del pollice…).
Un ultimo commento. Quale accidenti di proprietario accetta di sottoporre il proprio cane a questo genere di tortura? Con che coraggio potrà dargli una carezza, dire o anche solo pensare che vuole bene al proprio cane? Se le persone rifiuteranno questi metodi, chi li propone sarà costretto a cambiare. Ricordatevelo.

BIBLIOGRAFIA
L’addestramento tradizionale si basa sul controllo fisico e sulla coercizione, ma leggendo i libri del passato si trovano anche riferimenti al rispetto del cane, alla necessità di tutelare il suo piacere nel fare qualcosa con noi. L’uso del dolore è indicato solo come soluzione estrema. Oggi per qualcuno è la regola, non l’eccezione (uso del collare elettrico). Vi ho trascritto alcuni brani, che descrivono in chiare lettere la filosofia dell’addestramento tradizionale, come viene tramandata da decenni nella cinofilia.

Konrad Most (L’addestramento del cane - 1906) “Fa parte dei piaceri, prima di tutto, la cessazione delle misure coercitive, una cessazione istantanea nel momento in cui il cane faccia anche solo il minimo tentativo di eseguire quanto gli è stato richiesto”. Konrad Most, considerato il padre dell’addestramento “moderno”, descrive l’apprendimento del riporto come un gioco di predazione, con l’uso del collare a punte come soluzione estrema.
Johann Shoenherr (Educazione e addestramento del cane da lavoro e utilità. 1975) “Qualcuno si meraviglierà certamente che io inviti tanto spesso ad usare calma e pazienza senza ricorrere invece al collare a punte e allo scudiscio. Conosco molto bene gli uomini, e so che, purtroppo, molti perdono la pazienza quando qualche cosa non va subito liscia e non si svolge secondo i loro desideri. “ Il colonnello spiega il riporto per gioco, il riporto forzato con il collare a strozzo, e il riporto forzato con il collare con le punte. Aggiunge una raccomandazione “Non percuotere mai il cane con il riportello!”.
Peter Ireson (Another Pair of Eyes - The Story of Guide Dogs in Britain 1991) “Un esercizio che era insegnato ai cani guida, era il riporto. Non tuttii cani riportano naturalmente, ma erano comunque forzati a farlo. Se il cane rifiutava di prendere il riportello, veniva strattonato con forza, l’addestratore arrotolava sulla mano la catena, e soffocava il cane finché questi non apriva la bocca. Quindi gli metteva in bocca il riportello e smetteva di soffocarlo.” Questi sistemi vennero interrotti a partire dagli anni Cinquanta/Sessanta.