cd retriever

MEMORIA DI UN CACCIATORE DI TOPI

A fine vacanza vi rimane un po’ di spazio sulla telecamera. Davanti a voi c’è un simpatico micio di fattoria, in piena battuta di caccia. Puntate l’obbiettivo, inquadrate il micio, che cammina con passo felpato nell’erba, alla evidente ricerca di un topolino. Il micio si blocca, teso e attento, con la punta della coda che si muove nervosa. Ha sentito qualcosa! Si siede, e rimane perfettamente immobile.
Improvvisamente si muove, siete pronti a immortalare il balzo letale. E invece niente. Dopo una rapida ispezione, il gatto riparte verso nuova destinazione. Inutile dire che al terzo tentativo di riprendere la sequenza di caccia, spegnete la telecamera e rinunciate all’impresa.

INTELLIGENZA DA PREDATORE
Prima di cancellare queste immagini, provate però a rivederle con gli occhi di un attento studioso di comportamento. Il piccolo predatore ha molto da svelare! I gattini imparano dalla madre cosa è cibo, e come si fa a catturalo. Se volete un gatto che sappia cacciare i topi, la scelta migliore è adottare il figlio di una micia abile in questo compito. Ma anche se l’apprendimento è importante nello sviluppo dell’abilità predatoria, le sequenze comportamentali di caccia sono innate. Il gatto non ha bisogno di imparare a camminare senza far rumore, sedersi davanti alla tana, a eseguire un perfetto balzo del topo, con le zampe anteriori puntate in avanti, gli artigli protratti a bloccare la preda. I gatti che non hanno mai cacciato, se stimolati a livello cerebrale, producono la tipica sequenza dello scatto verso la preda e la sua immobilizzazione.

Questo spiega perché non sa resistere alla tentazione di acchiappare qualunque piccola cosa in movimento: lo stimolo visivo di una preda fa scattare una risposta predatoria simile a un riflesso automatico (vedi box). Il piccolo felino è comunque in grado di riconoscere una preda viva da un oggetto in movimento.

UN ABILE OPPORTUNISTA
I gatti sono cacciatori opportunisti (vedi box) pronti a procurarsi il cibo ovunque sia disponibile. La loro strategia di caccia è: fai un giro nel tuo territorio, e acchiappa tutto quello che trovi. Persino quando hanno a disposizione una ciotola piena di crocchette, tendono ad alimentarsi con piccoli pasti, equivalenti circa alla misura di un topolino. Durante la caccia, secondo recenti studi, conta più la capacità di valutare il tempo che di conoscere a perfezione il territorio.
A differenza di altri cacciatori o di animali che “raccolgono” il cibo (come le api), non hanno bisogno di sprecare energie nel costruire e ricordare elaborate mappe spaziali mentali. Sanno invece valutare con grande precisione gli intervalli di tempo: la loro caccia ha una durata media piuttosto costante, di circa 30 minuti.

Sempre a differenza di altri animali, che imparano anche dai loro fallimenti, il gatto non presta molta attenzione a quello che non riesce a ottenere. Se fare la posta a una tana non porta a niente di buono oggi, non significa non poterci riprovare domani. Rispetto all’altro cacciatore domestico, il cane, il gatto ha mantenuto intatta tutta la sequenza di caccia: cercare e trovare la preda, l’agguato, la cattura, l’uccisione e l’ingestione. Nel cane le ultime tre fasi, quelle conclusive, sono invece ridotte o del tutto assenti. Le prede di un predatore della taglia di un cane rientrano pericolosamente nelle dimensioni di altri animali domestici, come le galline, le pecore o i vitelli; per adattarsi alla vita con l‘uomo, il cane ha quindi dovuto rinunciare a parte della sua abilità come cacciatore. Questo non è successo al gatto, la sua preda preferita è da sempre un acerrimo nemico dell’uomo: il topo.

CACCIA E APPRENDIMENTO
Studiando il comportamento di caccia del micio possiamo scoprire qualcosa di interessante anche sulla sua capacità di essere addestrato. I gatti in genere non sono considerati allievi molto brillanti dagli addestratori. Anche se capita di sentir dire che sono più intelligenti dei cani, perché “non fanno una cosa se non ne hanno voglia”, la realtà è che sono più difficili da addestrare a fare cose che ci piacciono (e che per loro non hanno molto significato, se ne hanno).
Abbiamo detto della loro abilità di valutare il tempo. E’ importante: se dopo un po’ di tempo non riescono a catturare il topolino, se ne vanno altrove. Succede anche quando cercate di addestrarli: se non ottengono in un tempo ragionevole il bocconcino di premio, smettono di provarci. Quello che gli chiediamo deve quindi essere semplice, il gatto deve potersi guadagnare con facilità il premio. Con l’esperienza impara ad imparare, e diventa quindi un allievo più attento e tenace. I felini sono cacciatori solitari, dunque se provate a sgridarli, non proveranno a riconquistare la vostra amicizia facendo qualcosa. Si spaventeranno e cercheranno di allontanarsi, e basta.

Anche la loro abilità spaziale, come abbiamo visto, è ridotta. Faticano quindi a imparare a riconoscere indicazioni spaziali (destra e sinistra). Sono invece piuttosto abili nell’usare le zampe, e quindi a toccare gli oggetti, e in tutti i movimenti. Possono quindi imparare a fare riferimento a degli oggetti per saltarci sopra, camminarci dentro, superarli con un salto... Ebbene sì, i mici sono buoni candidati per l’Agility! Altre abilità che possono imparare sono sedersi, sdraiarsi, venire al richiamo, fare lo slalom intorno alle nostre gambe, alcuni mici sanno persino riportare la pallina. Per insegnare tutto questo la cosa più difficile è far capire al micio quale comportamento gli permette di ottenere il bocconcino. Sfruttate la sua abilità di cacciatore per insegnargli a seguire una bacchetta, o eseguire dei movimenti per ottenere un bocconcino. E non dimenticate mai che il micio lavora a tempo determinato, e per una quantità di cibo pari a circa un topolino!

Box
Riflesso automatico: i riflessi sono comportamenti che si manifestano in modo automatico, non intenzionale. Se qualcuno ci soffia sugli occhi, le palpebre si chiudono per riflesso. La sequenza è quindi stimolo-riflesso. Un riflesso non è una azione, non viene esibita in modo volontario, ma è una reazione a uno stimolo esterno. Anche nei riflessi può però manifestarsi una forma di apprendimento. Se soffiate sulle “antenne” di una lumaca, le prime volte di riflesso si ritirerà nel guscio. Se insistete però tenderà a ignorare il soffio. Questo perché i sensi dell’animale possono smettere di registrare lo stimolo a quella intensità, oppure perché si ha una abitudine allo stimolo (lo stimolo viene percepito, ma non c’è comportamento di risposta).
Opportunisti: uno dei problemi degli animali è trovare il cibo. Specie diverse hanno sviluppato differenti strategie. Alcune sono dipendenti da un’unica fonte di cibo, sono quindi estremamente specializzate. Uno degli esempi più famosi è il panda, che si ciba di bambù, o il koala, che mangia le foglie dell’eucalipto. E’ una strategia vantaggiosa se la fonte alimentare è abbondante e prevedibile. Altre specie hanno adottato una strategia di tipo opportunista: sono pronte ad alimentarsi di cibi differenti. Questo limita la dipendenza e quindi i rischi legati a un’unica fonte alimentare. Un cacciatore opportunista è quindi un predatore che non si è specializzato in un’unica preda, ma ha una dieta e quindi un comportamento più variabile.


LE PREDE DEL GATTO
Di recente gli appassionati di ornitologia britannici hanno riproposto l’annosa questione della strage perpetuata dalla popolazione felina ai danni dei piccoli animali selvatici. Secondo stime attendibili, i gatti inglesi sarebbero responsabili della morte di circa due milioni di prede. In alcuni ecosistemi, un solo gatto può compiere delle vere e proprie stragi: i più esposti agli artigli del felino sarebbero gli uccelli coloniali che nidificano o che trascorrono la notte a terra. C’è persino chi ha proposto una legge che obbligherebbe i proprietari di gatti a munire i propri beniamini di un campanellino di allarme, o a ricorrere al coprifuoco. Ma quali sono le prede del gatto? L’etologo Paul Leyhausen scrive: “I gatti domestici, pur essendo teoricamente in grado di catturare qualunque animale di dimensioni non superiori alle proprie, in genere si limitano a prede non più grandi di ratti e piccioni. Catturano e mangiano avidamente insetti delle dimensioni minime di una mosca; alcuni si saziano di cavallette. Rane e rospi vengono catturati per gioco; le rane vengono spesso uccise e a volte mangiate, così come succede a lucertole e serpenti. In zone rurali, i gatti cacciano spesso i piccoli di coniglio selvatico; vengono cacciati anche topiragno e talpe, ma in genere, dopo il primo morso, sono lasciati andare. L’elenco comprende anche uccelli di tutte le specie; tuttavia le prede preferite rimangono topi e ratti.” (Paul Leyhausen - Il comportamento del gatto, Adelphi, 1994).