cd retriever

IL COMPORTAMENTO SOCIALE DEL CANE
In branco o in famiglia?
Capo branco o leader?

I cani sono davvero animali di branco?
Cosa sappiamo oggi dello stile naturale di vita dei cani?
Forse pensate che sono cani di branco, pronti a lottare per raggiungere il vertice della gerarchia.
E sbagliate...

Le nostre idee sulla vita sociale del cane sono state influenzate dagli studi condotti in passato sul lupo: animale di branco, pronto a lottare per raggiungere e mantenere il vertice della gerarchia.
Ma quanto c’è di vero in tutto questo?

BRANCO O FAMIGLIA?
Il cane è un animale domestico, adattato a vivere con l’uomo. Poche migliaia di anni non hanno però modificato il suo comportamento sociale: come vive con i propri simili. Per studiare il comportamento sociale gli etologi hanno sempre preferito il lupo, perché vive ancora libero in natura. Il suo comportamento non è determinato dall’uomo.
Gli studi passati sul lupo però sono stati condotti su branchi artificiali. Gruppi di lupi rinchiusi in un recinto.
L’etologo americano David Mech è stato uno dei pochi ad osservare il comportamento sociale dei lupi in natura, sull‘Isle Royale, in Canada. I risultati dei suoi studi stravolgono le nostre idee sulla vita di questi bellissimi animali, il branco è una unità familiare: madre, padre, cuccioli.

I genitori sono naturalmente i leader del gruppo. Mech definisce la leadership come “... il comportamento di un lupo che in modo chiaro controlla, amministra o dirige il comportamento di diversi altri”. In un branco naturale,
i genitori controllano e dirigono i figli, come in ogni famiglia.
In anni di studi, Mech non ha MAI osservato uno scontro gerarchico. I giovani lupi rimangono sottomessi ai genitori, oppure si disperdono. Il lupo più forte, pronto a lottare per mantenere il potere, è solo un mito.
I genitori si comportano come tali: si prendono cura, difendono e guidano i figli.


Il giovane sarà naturalmente sottomesso al più vecchio. Questo non esclude dei conflitti, ma raramente un cane giovane sfiderà un cane adulto per assumere il controllo del gruppo.

IN FAMIGLIA
I cani hanno mantenuto l’abilità di formare gruppi familiari. Il maschio non partecipa, come il lupo, alla cura dei cuccioli. Le attività del gruppo non sono strutturate come nei lupi.
Se avete maschio e femmina, si comporteranno come una coppia. Se in casa avete due cani, uno più vecchio e uno più giovane, il più vecchio si comporterà come un genitore verso il più giovane.
Se vivono insieme, i cani tendono quindi a riprodurre legami di tipo familiare. Questo riguarda anche l’uomo. Un cane può comportarsi come vostro fratello (guardate un cane giocare con un bambino), come vostro figlio (essere naturalmente sottomesso, farsi guidare), come un genitore (es. assumersi la responsabilità di difendere il gruppo).
E’ naturale: ogni animale ha un comportamento di specie che non viene modificato, ma solo adattato, quando le relazioni sociali comprendono altre specie.
Un cane è sempre un cane, anche se vive con voi.

1. BUONI GENITORI
E’ sera, e al campo arriva una coppia con un Pastore Tedesco di 10 mesi. Il cane mi vede uscire dal capannone, e si lancia in avanti abbaiando. Si è spaventato, e sta difendendo se stesso e i suoi compagni umani. Si sta comportando come un buon genitore.
Ma se vedete un malintenzionato, vi aspettate forse che vostro figlio tiri fuori un coltello e lo minacci? Spetta a voi decidere cosa fare, allontanare un pericolo, siete voi ad avere la responsabilità di proteggerlo! Nel rapporto con il cane è importante evitare che crescendo assuma il ruolo di genitore. E’ il vostro ruolo, non il suo. Attenzione! Non significa che dovete trattarlo come un bambino! E’ comunque sempre un cane... Dovete però evitare che con la maturità assuma all’interno del gruppo un ruolo che dovrebbe già essere occupato da voi. I cuccioli sono naturalmente sottomessi ai genitori, e agli umani. Il cane adulto sarà naturalmente sottomesso a una persona che assume il ruolo di leader.
Il giovane Pastore Tedesco deve imparare che è compito dei suoi compagni umani decidere cosa farà il gruppo in presenza di un estraneo (anche in una notte buia!).

Nota: il passaggio dal ruolo di figlio a quello di “genitore” è un fenomeno conosciuto anche nell’uomo, durante il periodo dell’adolescenza. E’ l’età in cui vostro figlio vi rimprovera perché bevete troppo caffè, perché siete in ritardo o perché non vi curate il raffreddore.
Questo succede perché con la maturità sessuale un individuo inizia ad assumere i comportamenti di cura tipici dell’età adulta. Prendersi cura di qualcuno (in natura i figli) è un aspetto fondamentale del comportamento di un genitore, quindi di un adulto.

2. BUONI GENITORI
Se diversi cani vivono insieme è naturale che gli adulti si comportino da genitori, e i cuccioli da figli. Avete un cane, e adottate un cucciolo.
Passato il primo momento di crisi, il cane adulto sarà pronto a guidare, a difendere e a comportarsi da leader verso il più giovane. I cani adulti possono essere molto protettivi verso un cucciolo! Allo stesso tempo possono dimostrarsi prepotenti, perché il loro ruolo è quello di un genitore. Avete mai provato a contraddire o a litigare con i vostri genitori? Loro sanno di avere diritti e responsabilità legati al loro ruolo naturale, e voi sapete di avere dei vincoli che mancano con un estraneo.
Questo legame naturale tra genitori e figli permette di vivere insieme senza gravi conflitti. Questi si possono però manifestare se tra i due cani nessuno dei due può assumere il ruolo di genitore. Tra due fratelli, tra due cani di età simile.
L’armonia familiare è difficile da creare e mantenere anche quando i cani vivono in gruppi troppo numerosi. Il numero dipende dall’abilità individuale nell’evitare conflitti. In alcune razze (es. i segugi che cacciano in muta), è possibile formare gruppi anche molto numerosi; di regola tanti più cani avete, tanto più per loro sarà difficile formare legami di tipo familiare, ed evitare conflitti.

LA LEADERSHIP
Cosa vuol dire essere un buon genitore? Cosa vuol dire essere un buon leader? Per noi significa guidare, assumersi la responsabilità e proteggere il proprio amico a quattro zampe.

Guidare vuol dire “fare da guida” al proprio cane, permettendo al cane di imparare tutto ciò che gli serve nella convivenza con l’uomo e con i suoi simili, e nell’addestramento: tornare la richiamo, non mangiare tutto quello che trova, camminare tranquillo al guinzaglio, giocare con gli altri cani… Guidare il cane significa quindi garantirgli una corretta socializzazione ed educazione.

Responsabilità significa capire se il cane ha una difficoltà (aggressività, timidezza, paura, ansia…), ed aiutarlo a risolverla, attraverso la sua capacità di imparare (e la nostra di insegnare!!). Responsabilità vuol dire garantire al cane condizioni di vita adeguate, cure, aiuto in caso di problemi di convivenza, stress o traumi.

Proteggere vuole dire prima di tutto evitare errori. Se un cucciolo impara a non masticare le scarpe, le gambe del tavolo, le piante, in futuro non dovremo preoccuparci di avere una casa a portata di muso. Se impara a non temere le persone e l’abilità di vivere con i suoi simili senza conflitti, da grande non sarà aggressivo e pericoloso.
Proteggere non significa tenere sotto a una campana di vetro! Al contrario significa offrire al cane tutte le opportunità di imparare a vivere in casa e fuori senza subire e causare stress. Il cucciolo deve poter fare tutte le esperienze utili allo sviluppo fisico e mentale, limitando il più possibile quelle negative.
Proteggere un cane significa essere in grado di capire il suo comportamento, riconoscere i segnali di stress e le situazioni che non è in grado di gestire.
Se il vostro cane ha paura degli uomini con il cappello, PROTEGGERLO significa non costringerlo a farsi avvicinare da un uomo con il cappello. RESPONSABILITA' significa insegnare al cane a non avere paura degli uomini con il cappello.

Dati tratti da diverse pubblicazioni, tra queste “Leadership in wolf”; “The way of the wolf” (Mech);
“Development of aggressive behaviours in captive wolves independent upon social context” (Green);
“Wolf anatomy and behaviour” (Willard).