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IL GATTO: DOMESTICO PER CASO?


Lo scrittore inglese Rudyard Kipling dimostra una grande sensibilità verso il piccolo felino,
quando nel bellissimo libro “Storie proprio così” gli fa dire:
“... da ora in poi potrò sedermi accanto al calore del fuoco per sempre e sempre e sempre.
Ma sono sempre il Gatto che va in giro da solo, e per il quale tutti i luoghi sono uguali.”

Un animale poco domestico
Il micio, per chi studia gli animali, è un bel mistero.
E’ l’unico della Famiglia dei Felidi a vivere insieme all’uomo, da alcune migliaia di anni. Se escludiamo i preziosi mici di razza, come il Persiano e il Siamese, il micio di strada non ha neppure tutti i requisiti richiesti per essere considerato un animale domestico.
I criteri per la completa domesticazione infatti sono: l’isolamento permanente dalla specie selvatica,
il controllo da parte dell’uomo della riproduzione, del territorio e del cibo. I gatti comuni possono invece accoppiarsi con il gatto selvatico in alcune regioni del mondo, scelgono da soli i propri compagni, competono per il territorio, e mantengono intatta l’abilità di cacciare e procurarsi il cibo.
E non è tutto! Per motivi storici e culturali, l’uomo ha addomesticato una manciata di specie, meno di dieci delle migliaia presenti sulla terra. Se non vi sembrano poche, pensate che nello stesso periodo abbiamo “addomesticato” centinaia di specie vegetali.
Perché così poche? Secondo gli esperti sono due le cause possibili: molte specie potrebbero essere addomesticate, ma l’uomo non ne ha avuto l’esigenza, oppure solo pochissime specie animali sono adatte ad essere addomesticate.

Uno stile di vita particolare
Studiando quali specie vivono ormai da migliaia di anni vicino a noi, è facile osservare che gli animali che hanno avuto più successo condividono alcune caratteristiche: non sono territoriali, vivono in gruppi stabili, non hanno una alimentazione troppo specializzata, non sono molto agili. E’ quello che succede nei bovini e nei galliformi (galline & co.), due degli ordini più rappresentati tra gli animali domestici.
L’antenato del nostro gatto però, tanto per cambiare, ha uno stile di vita decisamente all’opposto di quello previsto: è un solitario, un territoriale, è scattante e piuttosto schivo.
Perché proprio il gatto, allora?
Alcuni autori suggeriscono di ribaltare la questione, lasciando al gatto l’iniziativa del primo approccio. Il micio avrebbe in un certo senso “addomesticato” gli antichi Egiziani, ottenendo vantaggi senza perdere la libertà. Altri più prosaicamente ritengono che sia stata la necessità dell’uomo, e la disponibilità di piccoli felini della sottospecie Felis silvestris lybica nel nord-est dell’Africa a far sedere accanto al focolare il piccolo felino tigrato.

Addomestichiamo l’ocelot!
Ma se il gatto non è né così addomesticabile, né così domestico, che dire dei suoi cugini selvatici?
Se la ruota del caso avesse girato in una diversa direzione, quale felino potrebbe occupare il suo posto?
E’ quello che si sono chiesti degli studiosi inglesi, che hanno voluto verificare la presenza di altre specie addomesticabili tra i felini. Per la ricerca si sono affidati ai custodi di zoo americani, inglesi e sud africani. Hanno escluso i grandi felini, leoni, tigri e pantere, perché le loro dimensioni rendono improbabile una completa domesticazione: sono troppo pericolosi!
Si sono invece concentrati sui diversi gruppi di piccoli felini selvatici, poco conosciuti ai più, forse, ma davvero belli e interessanti. Ai custodi è stato chiesto di descrivere il comportamento dei loro ospiti, e in particolare la tendenza a sedersi a meno di un metro da loro (durante la pulizia delle gabbie), a rotolarsi entro la stessa distanza, a strofinarsi e leccare la persona.
Questi comportamenti sono risultati più marcati nei soggetti allevati a mano, abituati quindi fin da cuccioli al contatto con l’uomo. Sono evidenti però anche delle differenze tra le diverse specie.
Uno dei più socievoli è proprio l’antenato del gatto, la sottospecie Felis silvestris lybica. La famiglia del gatto selvatico (Felis ssp.) non è però risultata quella più attratta dall’uomo. A sorpresa i felini più affettuosi sono gli Ocelot e il Caracal. All’ultimo posto si trovano le linci, i gatto-leopardo asiatici e il serval. Gli studiosi hanno quindi lanciato una provocatoria proposta: perché non addomesticare l’Ocelot, e salvarlo così dall’estinzione?

NOTE
La famiglia dei Felidi è divisa in due grandi sottofamiglie, i Felini (a cui appartiene anche il gatto domestico, gli ocelot, il puma e (forse!) il ghepardo. Nei Panterini sono invece compresi tutti i grandi felini, come il leone, il leopardo, la tigre, le linci, e alcuni felini più piccoli, come il gatto leopardo, il serval, il caracal. La classificazione è soggetta a continue discussioni e piccole variazioni tra i diversi autori.
Felis silvestris lybica: La sottospecie Felis diffusa nel nord-est dell’Africa è il più probabile antenato del gatto domestico. Le prime testimonianze risalgono all’Antico Egitto, nell’area di distribuzione di questa sottospecie, che è anche la più mansueta e la meno diffidente. Questo felino ha l’aspetto e le dimensioni di un gatto comune, ed è tigrato.
Studiosi inglesi: Lo studio è stato pubblicato da una rivista scientifica, il Biological Journal of the Linnean Society (2002, 75, 361-366), gli autori sono C. Cameron-Beaumont, S.E. Lowe, J.W.S. Bradshaw, il titolo dell’articolo è: “Evidenze che suggeriscono un preadattamento alla domesticazione nei piccoli Felidi” (“Evidence suggesting preadaptation to domestication throuthout the small Felidae”
Ocelot: conosciuto anche come gattopardo americano, vive in sud america. Il suo mantello maculato è molto apprezzato, e anche se oggi ne è vietato il commercio, in passato ha rischiato di provocarne l‘estinzione. Vive nelle foreste e nei territori ricchi di macchie e rocce, dove caccia di notte piccole prede, come roditori, uccelli, lucertole, ma anche lepri, scimmie, uccelli. E’ un ottimo nuotatore e ama arrampicarsi sugli alberi.